LUCA TAGLIANETTI. (a cura)
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FIABE FAROESI.
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Traduzione di: Luca Taglianetti.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Dalle isole verdi del Nord Atlantico, sospese tra paesaggi primigeni e tradizioni immemori, un'antologia che raccoglie le pi antiche fiabe tramandate a queste latitudini e pubblicate per la prima volta in Italia. Storie di orchesse che catturano i bambini e di troll a sette teste che rapiscono principesse, di giovani orfani come Senza-Pap e Figlia di Tizio o incompresi come Ceneraccio e Fanfarone che superano ogni prova di astuzia, coraggio e generosit, meritando l'aiuto di animali fatati
che ribaltano le loro sorti. Storie di sirene incantatrici, giganti del mare, regni degli abissi e isole abitate da leoni, ispirate dall'oceano che con i suoi imprevisti e misteri circonda il piccolo arcipelago delle Faroe.
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Raccontate per secoli attorno al focolare nelle lunghe sere d'inverno, di solito da anziane narratrici nubili e prive di contatti con il mondo esterno, queste fiabe brillano spesso di un'originalit autoctona. Riprendendo motivi universalmente diffusi, li rimaneggiano e li intrecciano tra loro in avventure funamboliche, che mescolano humour, poesia e sangue, in cui si affacciano antiche saghe, miti pagani e leggende sui demoni, i folletti e le altre creature invisibili di cui  ricco l'immaginario faroese. Trascritte nell'Ottocento, quando i letterati romantici di tutta Europa ricercarono nel patrimonio orale le radici nazionali di ciascun paese, le fiabe faroesi hanno contribuito all'autodeterminazione di un popolo a lungo "provincia" del Regno di Danimarca, che attraverso la fantasia e un gusto contagioso per il narrare ha lottato per la propria identit culturale e indipendenza linguistica.
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Prefazione. di Luca Taglianetti.
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Per le Isole Faroe, cos come per la maggior parte dei Paesi nordici, la raccolta, lo studio e la pubblicazione di materiale popolare avviene a partire dal 19esimo secolo, quando i letterati dell'epoca, sotto l'influsso degli ideali del Romanticismo, nel tentativo di creare una propria letteratura autoctona, ritenevano di trovare nei canti e nei racconti popolari quello spirito nazionale perduto durante gli anni di dominio straniero. Fu questo il caso della Norvegia, dell'Islanda e, appunto, delle Faroe, tutte accomunate in quel periodo dallo stesso destino di lontane province del regno danese.
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Il primo passo verso l'autodeterminazione faroese fu cercare di creare un proprio idioma che potesse affiancare e, in un secondo momento, sostituire il danese, lingua ufficiale e "colta" delle isole, usata principalmente nei documenti di carattere economico-amministrativo e insegnata anche nelle scuole. Pioniere in tal senso fu il linguista ed etnografo Jens Christian Svabo (1746-1824), il quale, dopo aver studiato a Copenaghen, ritorn in patria e fu il primo a viaggiare nelle Faroe per raccogliere e annotare le leggende locali.
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A lui si deve inoltre il primo dizionario di faroese (Dictionarium froense). Tuttavia, il padre del faroese moderno fu suo pronipote, Venceslaus Ulricus Hammershaimb (1819-1909), filologo e sacerdote, che sulla base della grafia dell'islandese cre una nuova lingua che tenesse conto dei vari dialetti parlati nelle isole. Importante fu il suo contributo nella trascrizione delle ballate faroesi (Frske kvder, 2 voll., 1851-1855), nella raccolta delle tradizioni popolari (pubblicate nella rivista Antiquarisk Tidsskrift nel periodo 1848-50) e nella prima grammatica faroese (Frsk Anthologi, 2 voll., 1891, corredata da racconti e storie esemplificative della lingua faroese), in collaborazione con il linguista e filologo Jakob Jakobsen (1864-1918); quest'ultimo fu anche artefice della prima raccolta di leggende e fiabe faroesi (Frske folkesagn og eventyr, 1898-1901), da cui  tratta la nostra selezione.
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Figlio di un libraio di Trshavn, dopo la laurea Jakobsen intraprese negli anni 1892-93 un lungo viaggio nei villaggi delle isole per raccogliere fiabe e leggende popolari per il suo progetto di pubblicazione. Un secondo viaggio venne compiuto nel 1898, poco prima dell'inizio della sistematizzazione del materiale raccolto. Successivamente Jakobsen si interess al norn, la lingua parlata nelle Shetland, e comp studi e ricerche, con alcuni viaggi "sul campo", sulla sua origine e il suo sviluppo, ricerche che confluirono in varie pubblicazioni, tra cui un dizionario etimologico e la sua tesi di dottorato.
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Nell'introduzione alla sua raccolta di fiabe, Jakobsen sottolinea il forte influsso danese e norvegese sul materiale raccolto: non era infatti raro che gli informatori, durante il racconto, utilizzassero espressioni, modi di dire o temi danesi. Tuttavia, rispetto alle versioni originali scandinave, l'elemento magico nelle fiabe faroesi  meno prominente, e i dialoghi e la narrazione sono molto sobri, concisi, quasi grezzi nella loro esposizione. Tra le fiabe di cui sono protagonisti i giganti, si possono discernere, per, alcuni tratti molto pi antichi, che rimandano direttamente alle saghe e
all'epica medievale islandese.
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 il caso, per esempio, di Il gigante e Lokki, in cui la tradizione, per lo scaltro protagonista che inganna il gigante, ha mantenuto il nome della divinit antico-nordica Loki, che possedeva le stesse caratteristiche di imbroglione. Ma il caso pi eclatante riguarda Il matrimonio del gigante, fiaba che ripropone, mantenendo inalterati nella loro forma faroese sia i nomi dei giganti e dei protagonisti sia il contenuto, un episodio della Brar saga Snfellsss (Saga di Brr, Ase dello Snfell) collegato al motivo folklorico internazionale del ratto della fanciulla da parte di un gigante ai fini di un matrimonio.

Un secondo gruppo pi ampio di fiabe ha come protagonista skudlgur, il Ceneraccio (Askeladden) dei racconti popolari norvegesi, di cui qui abbiamo dato due varianti, Ceneraccio e Ceneraccio e Rosso, ma che in realt  presente anche in altri componimenti (Fanfarone, Il Regno alla Fine del Mondo, Gli eunuchi nel palazzo...). Ultimo di tre figli, disprezzato dai fratelli, ritenuto un buono a nulla dal padre, Ceneraccio passa di solito tutto il suo tempo a rimestare le ceneri del camino
di casa - da qui il nome -, tuttavia nel prosieguo della narrazione si dimostrer non solo il pi coraggioso, ma anche il pi fortunato: otterr la mano della principessa e met del regno.
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Si tratta comunque di una fortuna che non  elargita dal caso, ma viene acquisita grazie alla riconoscenza di un
personaggio dalle tinte soprannaturali cui Ceneraccio ha prestato aiuto, laddove i suoi antagonisti, i fratelli o un cavaliere geloso, si erano comportati con disprezzo. Il messaggio che vuole veicolare il racconto  duplice: da un lato  di tipo morale, ovvero, mai mostrarsi superbi con gli altri, ma far prevalere la propria generosit anche con i pi umili; dall'altro si sottolinea l'importanza di ingraziarsi la benevolenza di spiriti e folletti, che con il loro intervento possono cambiare la vita e le sorti degli uomini. Non mancano i racconti in cui i cosiddetti supernatural helpers sono degli animali parlanti, spesso e volentieri principi stregati da troll e orchesse, i quali per rompere l'incantesimo e ritornare alla
loro forma originaria richiedono un sacrificio di sangue, di solito la loro decapitazione da parte del protagonista.
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Il materiale popolare faroese  stato trasmesso per via orale per secoli attraverso le kvldsetur (sedute serali): durante l'inverno, dopo il lavoro giornaliero, le famiglie faroesi solevano riunirsi nelle case intorno al focolare, e qui i pi anziani della comunit raccontavano storie di troll e fantasmi, o cantavano gli antichi carmi eroici, dandosi il cambio, per l'intrattenimento di tutti. Giovani e donne rimanevano in ascolto e, come riportato da Jakobsen nella sua introduzione, all'acme della storia, gli uncinetti si fermavano, le carte venivano lanciate pi lentamente e i pi piccoli chiedevano: "E poi cos' successo?"
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C' una netta distinzione tra i narratori di leggende locali, per la maggior parte uomini, e le narratrici di fiabe, quasi esclusivamente donne anziane non sposate, non scolarizzate, che vivevano sole o lavoravano come serve. John West, nell'introduzione alla prima e unica antologia inglese delle fiabe faroesi da lui curata (Faroese Folk-Tales & Legends, 1980), ha evidenziato che con questo loro isolamento - raramente infatti lasciavano il villaggio natio - si potrebbe spiegare il perch nel repertorio delle fiabe faroesi manchino racconti diffusi in tutta Europa come Biancaneve, La bella
addormentata o Il gatto con gli stivali. Sembra quindi che la letteratura popolare del 19esimo secolo non abbia influito molto sulla tradizione orale faroese.
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Per un lungo tempo le kvldsetur furono l'unico mezzo di trasmissione e di consapevolezza culturale nazionale, vero centro della vita sociale faroese. Ma, si noti bene, una cultura accessibile a tutti, in cui figure storiche entravano a far parte del quotidiano faroese e personaggi fantastici diventavano familiari all'uditorio. Un'accessibilit oggi possibile, per la prima volta, anche al lettore italiano.
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Il troll e Senza-Pap.
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C'erano una volta due fratelli che vivevano insieme in una casetta lontano nel bosco. Con loro
c'era un ragazzo chiamato Senza-Pap, poich era orfano e nessuno sapeva chi fosse il padre. Ogni
giorno, a turno, due di loro andavano nel bosco a fare legna, mentre il terzo rimaneva a casa a cucinare.
Un giorno, mentre il fratello maggiore era a casa, venne un poverello, buss alla porta e chiese il
permesso di entrare. Era minuto di corporatura, ma terribile a guardarsi, e aveva una barba lunga che
gli arrivava fino alle ginocchia. "Fa davvero freddo" disse, e chiese il permesso di sedersi un po' vicino
al fuoco. Il ragazzo acconsent. Una stufaiola era appesa sul fuoco a bollire, e l'ospite chiese un po' da
mangiare, visto che era affamato. Il ragazzo ebbe piet del poverello e gli diede un tozzo di pane da
inzuppare nel grasso. Non appena lo ebbe mangiato l'uomo si riprese e ora voleva divorare tutto ci
che c'era. Il ragazzo cerc di impedirglielo, ma il troll lo sopraffece, lo picchi e lo butt in un angolo,
lasciandolo mezzo morto. Quando gli altri due tornarono a casa non ebbero nulla da mangiare perch il
troll aveva finito tutto. Il fratello minore disse che l'indomani le cose sarebbero andate diversamente,
visto che lui sarebbe rimasto a casa. Il giorno dopo lo stesso poverello torn, chiese le stesse cose della
volta prima, e fu accontentato perch il ragazzo pens che uno cos non potesse fargli nulla di male. Ma
non appena ebbe mangiato, il troll riacquist tutte le forze e lo picchi. Quando gli altri due ritornarono
a casa, il fratello minore giaceva mezzo morto in un angolo. Nemmeno quella sera ebbero niente da
mangiare. Il terzo giorno l'orfanello chiese di rimanere a casa, ma i due fratelli lo derisero: era un
buonannulla, un miserabile. "Non potr andare peggio di come  andata a voi due", disse lui, e cos
rimase a casa. Passate alcune ore sent bussare alla porta. Il ragazzo non voleva far entrare nessuno, ma
il vecchio gratt e raschi tanto che alla fine il catenaccio si ruppe, e cos entr e and a sedersi vicino
al fuoco. L'ospite chiese da mangiare, ma il ragazzo rispose che non poteva avere niente poich la
stufaiola non aveva ancora iniziato a bollire. Poi chiese al troll di aiutarlo un attimo a tagliare la legna
da mettere sotto la pentola. Entrambi si diressero verso un albero enorme e il ragazzo chiese al vecchio
di farlo a pezzi. Ma quando lui assest il colpo, l'ascia rimase incastrata. Il troll prese una zeppa e la
ficc nel tronco cos da liberare l'ascia, ma mentre si sforzava per riuscirci, la barba and a finire nella
fessura del tronco. E quando il troll tir via la zeppa dall'albero, la barba rimase impigliata nella
fessura. Lo sfortunato non poteva muoversi, allora il ragazzo disse che si sarebbe vendicato per tutto
ci che aveva fatto ai due fratelli. Inizi a picchiarlo tanto da farlo piangere e lamentare; il vecchio
lott per liberarsi e trascin con s l'albero finch la barba si strapp e la pelle del mento si lacer tutta.
Alla fine scapp via lasciando la barba nel tronco.
La sera i due fratelli tornarono a casa ed ebbero un'ottima cena. Senza-Pap raccont com'era
andata col troll, e gli altri due dissero che conveniva andarlo a cercare poich probabilmente possedeva
ingenti ricchezze: ritenevano infatti che l'avrebbero trovato morto. La scia di sangue conduceva a un
buco. I fratelli non avevano il coraggio di scendervi, ma l'orfano si fece calare con una corda. Laggi
era buio e si mise a cercare a lungo. Poi incontr qualcuno in un angolo, era la principessa che da
tempo era scomparsa dalla reggia. E in un altro angolo trov il troll, che lo preg, per amor di Dio, di
non ucciderlo: in cambio avrebbe avuto la principessa e una cassa piena d'oro. Allora il ragazzo grazi
il troll, leg la principessa alla corda e url ai fratelli in alto di tirarla su. Quindi prese la cassa e la leg
alla corda che i due avevano lanciato di nuovo gi. Dopo aver sollevato la cassa, il ragazzo url ai
fratelli per la terza volta di rilanciare la corda. No, dissero quelli, ora avevano ci che desideravano e
lui poteva rimanere nel buco. Il ragazzo era davvero triste, non vedeva una via d'uscita per risalire. Ma
poi si ricord del troll, and da lui e gli disse che l'avrebbe ucciso all'istante. Il troll lo implor di non
farlo, promettendogli di esaudire ogni suo desiderio. Bene, disse allora il ragazzo, se l'avesse fatto
uscire dal buco, gli avrebbe risparmiato la vita. Il troll si mise all'opera, cominci ad arrampicarsi a
quattro zampe affondando gli artigli nel terreno e disse al ragazzo di tenersi forte. Cos il giovane usc e
il troll ritorn nel buco. Senza-Pap and subito a casa, ma i fratelli erano andati in citt dal re con la
principessa, dicendo che l'avevano trovata nella tana del troll. Il re ne fu contento e disse che uno di
loro poteva averla in moglie, ma la ragazza scoppi a piangere e si rifiut. Senza-Pap giunse in quel
momento e and dritto dal re lamentandosi di come era stato trattato dai fratelli. "Questo  il ragazzo
che mi ha salvata", disse la principessa. Allora il sovrano mise in catene i due, Senza-Pap riebbe la
cassa d'oro, spos la principessa e inoltre divenne re quando il vecchio sovrano mor.
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Il ciocco del gigante.
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Un uomo povero aveva tre figlie. Un giorno, mentre andava a zappare la terra, venne un gigante
e gli disse: "Acci acci! Oggi sei solo a zappare." "Chi non ha figli deve vedersela da solo", rispose
l'uomo. "Acci acci! Se mi dai la maggiore delle tue figlie, avrai in cambio un badile che spala da solo",
disse il gigante. "Ben volentieri", disse l'uomo, "ma non so come fartela avere." "Acci acci, mandala
al fiume a lavare i guanti stasera!" disse il gigante. La sera, quando la ragazza giunse al fiume, si trov
davanti un uccello bianco; vi si avvicin, ma in quell'istante l'uccello la chiuse tra le sue ali e vol via
con lei. A breve distanza cambi forma - era il gigante. "Acci acci! Cosa vuoi che faccia con te? Vuoi
essere portata in braccio o trascinata?" chiese. E lei rispose: "Trascinami." Cos il gigante la trascin
per tutto il percorso e, una volta giunto alla sua dimora, la stese sull'uscio, le spezz la schiena e la
butt dietro la porta di casa. Poco tempo dopo l'uomo usc per scavare la torba. Mentre stava l a
scavare, il gigante ritorn da lui e disse: "Acci acci! Tutto solo a scavare la torba." "Chi non ha figli
deve vedersela da solo", rispose l'uomo. "Acci acci! Se mi dai la seconda delle tue figlie, avrai in
cambio un badile che scava la torba da solo", disse il gigante. "Ben volentieri", rispose l'uomo, "ma
non so come fartela avere." "Acci acci, mandala al fiume a lavare i calzini stasera, sar l ad
attenderla." E cos fu. Quella sera l'uomo si spogli, diede alla figlia i calzini e le disse di andare a
lavarli al fiume. Lei ubbid, ma giunta al fiume, prima che se ne rendesse conto, venne un uccello, la
avvolse nelle sue ali e vol via con lei. A breve distanza cambi forma - ora era il gigante. "Vuoi
essere portata in braccio o trascinata?" le chiese. Lei rispose come sua sorella e volle essere trascinata.
Giunto a casa, la stese sull'uscio, le spezz la schiena e la butt dietro la porta. Pass altro tempo e
venne il periodo della fienagione. Un giorno, mentre l'uomo era fuori a falciare il fieno, venne per la
terza volta il gigante e disse: "Stai tutto solo a falciare oggi, acci acci!" "Chi non ha figli deve
vedersela da solo", rispose l'uomo. "Acci acci! Se mi dai la tua piccola Giljanna" - era la pi giovane
delle figlie - "avrai una falce che taglia da sola", disse il gigante. "Ben volentieri", rispose l'uomo,
"ma come far a fartela avere?" "Mandala al fiume a prendere l'acqua quando l'uccello  volato via!"
disse il gigante. Giunta al fiume, l'ultima sorella trov il gigante ad attenderla, che la afferr. "Vuoi
essere portata in braccio o trascinata?" le chiese. "Portami in braccio", rispose lei, scegliendo molto pi
saggiamente delle sorelle. Il gigante la port a casa e gli piacque talmente tanto che subito le propose di
sposarla. Di giorno il gigante era via e lei doveva spazzare e mantenere pulite tutte le camere eccetto
una, in cui le era stato proibito di entrare. Ma era cos desiderosa di sapere cosa ci fosse dentro che non
riusc a trattenersi, cos vi entr e vide le due sorelle stese dietro la porta. Mostravano ancora segni di
vita. Due vasetti erano appesi al muro; immerse un dito in uno e lo perse, poi lo immerse nell'altro e lo
riebbe. Devono contenere qualcosa di portentoso, pens; se possono tanto riusciranno ad aiutarmi a
ridare la vita alle mie sorelle. Ma non os fare altro quel giorno. La sera il gigante torn a casa. "Acci
acci!" disse rivolgendosi a lei. "Ho pensato che c'era qualcosa da fare subito - ho appena affisso le
pubblicazioni del matrimonio." Aveva fatto bene, disse la ragazza, e aggiunse che era pi che
ragionevole che iniziassero i preparativi per il matrimonio. Il mattino dopo il gigante part per
consegnare gli inviti di nozze, e nel frattempo lei cur le sorelle strofinando il contenuto dei vasetti su
tutto il loro corpo, cos che guarirono all'istante. Quindi disse loro che le avrebbe messe in un sacco e
che con quello il gigante sarebbe andato il giorno dopo dal loro padre. E ogni volta che il gigante
avesse posato il sacco a terra, loro avrebbero dovuto urlare: "Ti vedo, ti vedo!" Il mattino dopo disse al
gigante che aveva una richiesta da fargli prima che si celebrassero le nozze: se poteva portare quel
sacco da suo padre. Non doveva per sciogliere il laccio e guardarvi dentro, tenendo a mente che lei
poteva vedere tutto ci che lui faceva - in effetti era in grado di vedere per monti e per valli. Il gigante
promise di fare come lei aveva chiesto poich gli era stata fedele. Cos si mise in viaggio, ma appena
superata la prima montagna non riusc a trattenersi, pos il sacco a terra e volle guardare cosa
conteneva. Mentre stava per sciogliere il laccio, per, sent urlare da dentro: "Ti vedo, ti vedo!" Il
gigante trasal e si rimise subito in cammino. " la mia piccola Giljanna, vede per monti e per valli."
Superata la montagna successiva, pos di nuovo il sacco. "Acci acci, se non  pesante!" Stava per
sciogliere il laccio - l non poteva certo essere visto - ma in quell'istante sent: "Ti vedo, ti vedo!" Il
gigante riprese subito il sacco e ripart. "Che ragazza che ho, vede per monti e per valli." Superata la
terza montagna, pos di nuovo il sacco a terra; era curiosissimo, ma nel momento in cui stava per
sciogliere il laccio sent urlare: "Ti vedo, ti vedo!" Riprese il sacco e inizi a correre. La sua ragazza
era unica, disse tra s, e non si ferm prima di essere arrivato a destinazione. "Acci acci, sono stanco
morto", disse buttando il fardello sull'uscio di casa. Quindi and a invitare i suoi simili, i giganti, al
matrimonio. Nel frattempo, nella caverna dove dimorava, Giljanna stava addobbando un ciocco,
imbellettandolo di fronzoli e mettendogli una cuffia orlata di pizzo in testa, cos da farlo assomigliare a
lei stessa. Quindi accese un grande fuoco, da riempire il camino, vi appese un calderone e mise il
ciocco l accanto, pronto a cadere tra le fiamme. Indoss poi gli stracci pi cenciosi che aveva, si mise
in spalla un sacco da mendicante e lasci la caverna. Sulla via di casa incontr il gigante, che era stato
in giro per gli inviti al matrimonio. Non la riconobbe in quegli stracci, si ferm e le chiese: "Acci acci,
chi sei?" Era una poveraccia, rispose lei, che non aveva nulla, e che andava in giro a chiedere briciole
di pane da mangiare. Il gigante voleva sapere da chi era stata e cosa aveva ricevuto: "Acci acci! Non
sei stata dalla mia piccola Giljanna?" "S", rispose lei, " una ragazza gentile e premurosa, era seduta
radiosa e agghindata vicino al fuoco, tutta splendente di bellezza, ti desidera tanto."
Per il gigante era davvero piacevole sentire quelle parole. "Acci acci! Ti ha dato qualcosa?"
"S, s", rispose lei, "ci puoi giurare, ho avuto sia da mangiare sia cibo da portare con me, il mio sacco
 pieno." Cos il gigante se ne and felice e fiero, e corse a casa pi veloce che pot. Appena entr
nella caverna e vide il ciocco in verticale, che lui pensava fosse la sua Giljanna, seduta placida vicino al
fuoco - era voltata di spalle - la afferr: "Oh mia dolce, piccola Giljanna! Cos splendida e agghindata
per me." La cinse intorno al collo per baciarla, ma il ciocco si rovesci e fin nel fuoco insieme a lui.
Quando i giganti perdono l'equilibrio,  sempre un disastro! Il calderone appeso al gancio cadde sul
gigante, che fu ridotto in cenere. Passato che fu un po' di tempo, e venute a sapere che il gigante si era
arrostito, le sorelle tornarono con il padre nella caverna per raccogliere le ricchezze che conteneva, sia
oro sia argento. Trovarono tanto da vivere di rendita per tutta la vita.
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Il matrimonio del gigante.
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C'era una volta un contadino (si narra abitasse in Norvegia) che aveva un figlio di nome Tri;
possedeva trecento pecore al pascolo nella valle. Un giorno mand suo figlio a fare la guardia al
gregge. Appena giunto nella valle, la nebbia si fece cos fitta che si smarr. Quando la nebbia inizi a
sollevarsi incontr una bellissima fanciulla: la baci, era dolce come il miele che cola, e si prese una
bella cotta per lei. La nebbia divenne di nuovo fitta, il cielo si fece buio, cos Tri perse di vista la
ragazza. Quando il tempo si schiar nuovamente, vide un grosso gigante venire camminando verso di
lui (si dice che i giganti potessero far calare o disperdere la nebbia a loro piacimento). Il gigante gli
chiese se avesse incontrato una ragazza l nella valle. "S", rispose Tri. "Acci! era mia figlia." "No,
non pu essere", disse il ragazzo, "era bellissima, un troll come te non pu essere suo padre, dev'essere
un uomo migliore." "Acci! Non la vorresti in sposa?" chiese il gigante. "S, con piacere", rispose il
ragazzo. Bene, allora sarebbe tornato nella sua caverna per preparare il matrimonio, disse il gigante, e
chiese a Tri di tornare a casa e invitare quante persone volesse: poteva chiamarne anche trecento, non
era un problema, ma non doveva azzardarsi a invitare Nornagestur e il suo cane Mezzacoda (ovvero Fiuto).
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Quando il ragazzo giunse a casa, il padre gli chiese delle pecore, e Tri gli raccont quello che
era successo. Il padre gli consigli di non invitare altri che quei due, Gestur e il cane, poich - riteneva
- era tutto un inganno ci che aveva detto il gigante: c'era qualcosa sotto. Il figlio fece come aveva
detto il padre e quindi partirono in quattro: il padre, il figlio, Gestur e Mezzacoda. Quando giunsero
nella caverna del gigante, questi, che si chiamava Kolbein, era fuori, e c'erano solo la ragazza e sua
madre. L'anziana donna - che di nome faceva Skinnherjan, ma che il gigante soleva chiamare la sua
Rugosa - era orribile a guardarsi, rinsecchita e raggrinzita, con artigli al posto delle unghie. Era
indaffarata a preparare il banchetto del matrimonio e trasportava un'enorme quantit di carne bovina da
cuocere nelle pentole. C'era sia carne di manzo sia di mucca macellata, come si pu ben immaginare.
Gli ospiti si sedettero e chiesero del gigante Kolbein. " in giro a invitare alcuni giganti al matrimonio,
ma torna presto", disse la vecchia mentre mescolava la carne nella pentola con le unghie. Non pass
molto che Kolbein torn insieme a dieci giganti. Salut il padre e il figlio cordialmente. Nornagestur
stava vicino alla porta; il gigante gli lanci un'occhiata e chiese chi fosse.  solo un musicista, rispose
lo sposo. Al gigante non piaceva - era palese. Si sedettero tutti e rimasero in gran silenzio: ciascuno si
chiedeva chi fossero gli ospiti sconosciuti, ma inutilmente. I giganti iniziarono a chiacchierare insieme,
Kolbein prese la parola lamentandosi che il vecchio Glimrageiri non era potuto venire al matrimonio.
Glimrageiri era il pi forte e il migliore di tutti i giganti, quindi sarebbe stato un grosso aiuto se fosse
nato qualche litigio. Mentre sedevano a parlottare, dispiacendosi dell'assenza di Glimrageiri, si sent un
forte rimbombo; la caverna prese a tremare e le panche a scricchiolare sotto di loro: era Glimrageiri che
si faceva strada attraverso la porta troppo stretta per lui! Si ferm vicino all'uscio, Kolbein lo raggiunse
e gli diede il benvenuto. Ora i giganti erano felici e baldanzosi e pensavano che tutto sarebbe andato
bene. La vecchia Skinnherjan imband la tavola con carne di manzo e di pecora. Tutti gli ospiti si
sedettero, i dodici giganti da un lato del tavolo e gli altri cinque, la sposa, lo sposo, il padre dello sposo,
Nornagestur e il cane Mezzacoda, dall'altro. I giganti mangiavano voracemente, il cibo certo non
mancava. Kolbein versava loro una bevanda forte, la birra che lui stesso aveva preparato e che dava
alla testa. Tutti la scolarono avidamente e divennero allegri. Come i cavalloni quando si frangono sugli
scogli, cos rombava nel petto dei giganti quando bevevano. Finito di mangiare, Kolbein chiese quale
gioco volessero fare: preferivano ballare oppure giocare al lancio dell'osso? I giganti domandarono a
Gestur e Tri cosa preferissero. Quello che piaceva pi a loro, risposero i due. Allora il gigante Glmur
disse: "Il lancio dell'osso!" E cos scelsero questo gioco (lo scopo era uccidere Gestur). Glmur prese
un osso e lo lanci con l'intento di colpire Nornagestur. I giganti sono terribilmente forti e anche bravi
a prendere la mira, ma Nornagestur era pi abile: afferr l'osso al volo, lo tir indietro e colp Glmur
cos forte che l'occhio gli penzolava sulla mascella.
Il gigante lanci un urlo poderoso, il dolore era talmente atroce che prese a danzare per la
caverna come impazzito, e furono costretti a tenerlo fermo. Il gigante Smur prese un altro osso e lo
scagli contro Nornagestur. Lui lo afferr al volo, lo rilanci verso Smur e gli colp la mandibola
talmente forte che la spacc in due. Il gigante lanci un urlo che rimbomb in tutta la caverna mentre si
contorceva dalla rabbia. Il gigante Gapur prese un terzo osso e voleva lanciarlo contro Gestur, ma
Kolbein grid: "Questo  un gioco violento! Meglio smetterla, prima che altri si facciano male."
Mentre la sera passava, i giganti ripresero a bere, si rilassarono e sopraggiunse il sonno. Tutti si
addormentarono all'istante, tranne Glmur e Smur, che erano conciati male, ma alla fine
sprofondarono anche loro nel sonno. Nornagestur, Mezzacoda, lo sposo, suo padre e la sposa, che si
trovavano in un'altra stanza, erano svegli. Gestur disse loro che appena le scintille fossero iniziate a
guizzare per la caverna, dovevano scappare: i giganti russano cos forte che quando dormono
profondamente sparano scintille dalle narici. Passato che fu un po' di tempo, Gestur disse che era
meglio alzarsi: non era opportuno restare ancora l. Si prepararono il pi velocemente possibile e
partirono, la sposa con loro. Gestur li seguiva a distanza, ma a un tratto disse che doveva tornare
indietro, aveva ancora una faccenda da sbrigare nella caverna. Quando torn dai giganti, tutti
dormivano profondamente; il loro russare rimbombava terribilmente e dalle narici sprizzavano scintille.
Gestur prese una spada dalla parete e inizi a ucciderli uno dopo l'altro. Alcuni morirono all'istante,
mentre altri lanciarono urla lancinanti. Quelli rimasti in vita si svegliarono in mezzo a un gran
trambusto. Nornagestur scapp subito. Kolbein, che era sopravvissuto, grid ai suoi di cercare
immediatamente quelli che erano fuggiti; ne chiam diversi, ma nessuno rispose a eccezione di
Glimrageiri - tutti gli altri erano morti. Nove giganti erano stati uccisi, solo tre erano sopravvissuti,
insieme alla vecchia madre: Kolbein, Glimrageiri e Gapur. Kolbein chiam a gran voce Skinnherjan:
"Acci! Mia vecchia Rugosa! Alzati e indossa la pelliccia d'orso, va' in montagna, tra le rocce, e fa'
rotolare dei massi su di loro, gli devono cadere addosso!" Nornagestur aveva rapidamente raggiunto il
gruppo degli sposi e disse loro di fare il pi in fretta possibile poich stavano arrivando i giganti.
All'improvviso sentirono un fracasso dietro di loro e si lanciarono un'occhiata alle spalle: i giganti
erano furiosi, mentre correvano sollevavano zolle da terra che schizzavano oltre le loro teste.
Nornagestur disse ai suoi di dividersi per resistere all'attacco; ordin che lo sposo andasse contro
Kolbein, il padre dello sposo contro Gapur, lui avrebbe affrontato Glimrageiri. Ed ecco che i giganti li
raggiunsero e si lanciarono insieme nella battaglia. Il padre dello sposo e il gigante erano allo stesso
livello. Il gigante era fortissimo, ma anche impacciato e maldestro e i suoi colpi goffi, e cos il padre
dello sposo, con movimenti agili e veloci, riusc ad abbatterlo. Lo sposo era in difficolt e iniziava a
essere esausto. Nornagestur riusc finalmente a fare a pezzi Glimrageiri. Quando si rialz e si guard
intorno, vide lo sposo a terra e Kolbein sul punto di ucciderlo. Corse quindi ad aiutarlo e sconfisse il
gigante. In cima alla montagna si ud un rombo di massi: era la vecchia Rugosa che stava su un'alta
rupe e strappava le rocce per scagliarle su di loro. Gestur incit il suo cane Mezzacoda a raggiungerla
sulla montagna. C'era un sentiero che si inerpicava tra le rocce. Lei continuava a far rotolare gi massi,
ma a Mezzacoda non importava: correva da un lato all'altro, scivolava tra le rocce e cambiava strada
all'improvviso. Gi si era avvicinato alla vecchia, che cap che non serviva a nulla lanciare massi e si
prepar a catturarlo sul sentiero. Quando Mezzacoda arriv in cima i due si affrontarono. Lei tir fuori
gli artigli per afferrarlo, ma il cane le si avvent addosso, l'azzann al ventre e le strapp lo stomaco.
Quando arriv Gestur, la vecchia giaceva morta squartata con tutte le viscere saltate fuori. Quindi
tornarono tutti nella caverna e presero tanti tesori quanti furono capaci di raccoglierne, sia oro sia
argento, e li portarono a casa del contadino. Lui ringrazi Nornagestur e lo ricompens bene per tutto
ci che aveva fatto. La sposa e lo sposo celebrarono le nozze, questa volta secondo le regole, e il
matrimonio si tenne a casa del contadino. Da quel giorno non c' pi nulla da dire su di loro.
La ragazza nella caverna del gigante ovvero I dodici briganti del bosco
Un prete aveva una capanna in cui teneva la legna per il fuoco, che per gli veniva
continuamente rubata. Una domenica, quando la gente di casa era andata in chiesa, la serva che era
rimasta sola and nella capanna per prendere la legna. Mentre era l vide aprirsi nel pavimento una
botola da cui usc un brigante. Lei prese la spada e gli tagli la testa, e cos fece con tutti gli undici
briganti che uno dopo l'altro salirono su per la botola. Ma quando apparve il dodicesimo e ultimo,
esit. Il brigante riusc a fuggire e promise di ricordarsi di ci che lei aveva fatto. La ragazza si chiuse a
chiave nella camera del prete. Quando gli altri tornarono dalla chiesa, non videro n la cena preparata
n la serva. Alla fine la trovarono nella camera e le chiesero cosa ci facesse l. Lei rispose che quel
giorno aveva ucciso undici topi nella capanna. La moglie del prete and a vedere questi topi, ma perse i
sensi appena scopr i cadaveri. Il marito l'aveva seguita e la soccorse, poi la serva raccont quel che era
successo e ci che il brigante fuggito le aveva promesso. Il prete disse che non c'erano pericoli: bastava
semplicemente che non uscisse mai sola. Una volta giunsero dei gentiluomini a far visita al prete, e
poich non c'era nessun altro in casa in quel momento, la serva fu costretta a uscire da sola nell'orto a
prendere delle erbe per cucinare. Mentre camminava, le si par davanti il brigante. Si frappose tra lei e
la casa cos da impedirle di rientrare. Lei corse via, e il brigante dietro, attraverso il bosco fino a una
rupe scoscesa con davanti un dirupo. Qui la ragazza fece un balzo e atterr in una verde valle. Vag un
po' e infine arriv a una casa, vi entr e trov un enorme gigante. Lui fu felice di vederla e le disse:
"Acci! Sarai un cibo delizioso." Lei gli disse di non parlare cos, e gli raccont in che pericolo si era
trovata. Non lontano da l c'era un posto dove le navi, trascinate dalle onde, finivano per naufragare, e
il gigante cercava di trarle in salvo come poteva. Un giorno aveva sollevato una nave in pericolo per
portarla a riva, facendosi molto male alla schiena. Disse alla serva che presto sarebbe morto, perci le
diede una spada con cui lei avrebbe dovuto farlo a pezzi e poi seppellire le varie parti. Le promise in
cambio di esaudire nove suoi desideri e le diede la chiave di una camera in cui poteva vedere tutto ci
che accadeva fuori, senza che nessuno potesse invece vedere lei. Fintantoch avesse avuto la chiave
con s, nessuno poteva farle alcun male. Quando il gigante mor, lei lo tagli in quattro parti e lo
seppell. Ora la serva usciva ogni mattino, ma un giorno che era seduta nella camera vide il brigante
venire attraverso la valle - aveva trovato un sentiero sotto la rupe. La ragazza si precipit nella sala del
fuoco a preparare un barile pieno di acquavite, e poi si chiuse in camera. Il brigante entr nella sala,
vide il barile e bevve fino a addormentarsi. Il giorno dopo, mentre era nella camera, la serva vide
arrivare una schiera di uomini attraverso la valle, preceduta da un bel giovane ben vestito. Lei usc,
and loro incontro e raccont come e perch fosse giunta l. Gli uomini le chiesero se conoscesse un
modo per lasciare quella terra, e lei parl della nave naufragata che il gigante aveva portato a riva. Gli
uomini ripararono la nave e, quando ebbero finito, il principe and dalla ragazza - perch colui che
guidava quella compagnia era il principe d'Inghilterra - e la costrinse a salpare insieme a loro. La
condusse a casa, le cinse il braccio con una catena d'oro e le diede un insegnante, quindi si rimise in
mare. La ragazza impar velocemente e bene tutti i mestieri da donna, ma la madre del principe, la
regina, era davvero dispiaciuta che il figlio avesse intenzione di sposarsi con quella serva, cos
convinse un capitano a portarla con s e provare a ucciderla al largo. La ragazza supplic il capitano di
non ucciderla, ma di abbandonarla su uno scoglio: presto la marea se la sarebbe portata via. Lui si
impietos e la lasci su un'isola dove non c'erano che leoni e orsi, ma nessuna di queste bestie osava
attaccarla. La ragazza si cibava di erbe. Un giorno approd sull'isola la scialuppa di una nave per
rifornirsi d'acqua. Lei scapp a bordo della nave, torn nella citt in cui viveva la regina e si rifugi da
un contadino non lontano dalla reggia. Quando il principe torn, la regina gli disse che la sua promessa
sposa era morta e lo convinse a sposare un'altra.
Arrivato il giorno delle nozze, la ragazza del gigante si prepar indossando gli abiti da
cerimonia, poich aveva intenzione di parteciparvi. Quando giunsero gli invitati e si sedettero a tavola,
presero tutti a lodare la principessa, tranne la ragazza forestiera. Le chiesero quindi perch non volesse
farlo, e lei rispose che la sposa non ne era degna. Il principe disse che la ragazza doveva ora dimostrare
di essere migliore. E lei ribatt che sapeva danzare sulle onde blu. Allora la sposa disse che sapeva fare
altrettanto ed entrambe andarono a mettersi alla prova. La ragazza, che aveva la chiave del gigante
sotto la cintola, danz sulle onde senza affondare, mentre la sposa, appena salt in mare, mor affogata.
Il principe era completamente fuori di s dalla rabbia e ordin che la ragazza fosse uccisa, ma non
subito: prima chiese al balivo di disonorarla. Lei si precipit a stendersi a letto prima che arrivasse il
balivo, ma lasci sulla tavola la sua borsa e quando l'uomo arriv, gli chiese di prendergliela. Il balivo
afferr la borsa, ma rimase subito bloccato e non riusc pi a muoversi. E cos rimase per tutta la notte.
Il mattino venne il principe e gli chiese se avesse fatto ci che gli aveva ordinato, ma il balivo rispose:
"Grazioso sire, sono rimasto qui fermo per tutta la notte." Allora il principe gli disse di eseguire il
compito la notte dopo. La giovane si coric come la volta precedente e disse al suo aguzzino di
spogliarsi e rimanere solo con la biancheria intima. Poi gli chiese se poteva farle il favore di uscire a
prenderle una borsa che era appesa fuori dalla porta di casa. Lui lo fece e rimase bloccato l fuori per
tutta la notte, mezzo nudo, al gelo e al cattivo tempo. Quasi morto dal freddo, il mattino, torn a casa. Il
principe gli chiese se avesse fatto ci che doveva, ma lui rispose che era rimasto l fermo tutta la notte.
Allora il principe decise di provare lui stesso la terza notte. Si coric per primo e disse alla ragazza di
avvicinarsi, ma lei rispose che non c'era fretta. Al che lui si alz, l'afferr e i due cominciarono a
lottare. In quel momento il principe vide la catena d'oro che lui stesso le aveva messo al braccio e cos
le chiese come l'aveva avuta. Lei gli raccont tutto ci che le era capitato e il principe s'infuri tanto
che giur di mettere al rogo la madre per vendetta, ma la ragazza lo supplic di risparmiarle la vita.
Cos i due si sposarono, andarono nella caverna del gigante e portarono a casa tutto l'oro che vi era
stato raccolto, e da allora vissero a lungo e felici.
...
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...
Il gigante e Lokki.
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...
Un gigante si mise in viaggio in cerca di un aiutante per i lavori di casa e torn con uno di nome
Lokki. Il gigante gli chiese di andare a prendere un bue per la cena, ma Lokki rispose che non sarebbe
andato se non avesse potuto prendere tutti i buoi che c'erano. No, disse il gigante, non poteva,
altrimenti sarebbero rimasti senza e non avrebbero avuto nulla da mangiare poi. Piuttosto sarebbero
andati insieme, aggiunse il gigante. Arrivati al pascolo, presero un bue e lo uccisero. Il gigante avrebbe
trasportato il corpo, Lokki la testa. Ma Lokki riusciva a stento a sollevarla da terra. Il gigante gli ordin
di andare avanti, ma Lokki disse di no: se non fosse andato avanti il gigante, lui se ne sarebbe andato
via. Il gigante si prese allora in spalla la carcassa del bue e part, e nel frattempo Lokki mise la testa sul
bue e lui stesso si sedette sopra. Il carico era pesante e il gigante stava quasi per crollare. Quando
chiese a Lokki come andava, lui rispose che stava gelando, non riusciva a scaldarsi. Be', disse il
gigante, hai fatto presto a diventare forte. Giunti a casa, Lokki salt gi cos velocemente che il gigante
non si accorse di nulla. Quindi scuoiarono il bue e dovevano cucinarlo, ma non c'era torba e sarebbero
dovuti andare a prendere la legna per il fuoco. Il gigante chiese a Lokki di andare, ma lui disse che se
fosse andato avrebbe tagliato tutti gli alberi. Il gigante non voleva. Cos entrambi partirono e ognuno
tagli il suo albero, il gigante uno grande, Lokki uno piccolo, ma che non era in grado di trasportare. Il
gigante gli disse di andare avanti, ma Lokki si rifiut. Appena il gigante prese l'albero in spalla, Lokki
ci aggiunse il suo e lui stesso si sedette sopra.
Dopo aver fatto un bel po' di strada, il gigante disse che era esausto e chiese a Lokki se anche
lui era stanco. Niente affatto, rispose quello, piuttosto aveva freddo e non riusciva a riscaldarsi. "Acci,
allora sei diventato pi forte di me." Giunti a casa, Lokki salt subito gi ed entrambi si misero a
spaccare la legna. Ora mancava l'acqua. Ognuno and col proprio barile, lo riemp e vi leg una corda
intorno. Il gigante voleva di nuovo che Lokki andasse avanti, ma lui si rifiut. Quando il gigante si
prese il barile in spalla, Lokki mise il suo sopra e lui stesso vi sal su. Il carico era davvero pesante per
il gigante, riusciva a stento a trasportarlo e pensava di non farcela. Chiese a Lokki se non lo trovasse
pesante anche lui, ma quello rispose di no e che aveva invece tanto freddo e non riusciva a scaldarsi.
Giunti a casa, Lokki salt gi e i due misero la pentola sul fuoco. Quando la pentola inizi a bollire, il
grasso prese a uscire dalla carne. Il gigante tracci una linea col mestolo nel mezzo della pentola come
segno: ciascuno avrebbe preso dalla propria parte. Cos entrambi presero il proprio pezzo di pane da
intingere nel grasso. Lokki vers dell'acqua sul fuoco dalla parte dove sedeva, per far scorrere il grasso
verso di s. Il gigante chiese come mai non c'era grasso dalla sua parte. Perch di l aveva messo
troppo poca legna sul fuoco, rispose Lokki, per questo bolliva poco. Il gigante aggiunse sempre pi
legna sotto la pentola, cos che dalla sua parte friggeva e tutto il grasso fluiva verso Lokki. Il gigante si
indispett. Quando la carne fu cotta, la trasferirono in un trogolo. Il gigante chiese a Lokki di dividere la
carne in due parti. Lokki la tagli tutta e mise le ossa da una parte e la carne dall'altra. Poi stese una
grossa e grassa striscia di carne sulle ossa e disse al gigante di prendere la parte che preferiva. Il gigante
fu attratto da quella con la striscia grassa e cos l'afferr, rimanendo a bocca asciutta, mentre Lokki si
prese tutta la carne e nascose quella che non mangi subito. Quindi si coricarono e si misero a dormire
insieme, uno accanto all'altro. Quando il gigante si fu addormentato, Lokki gli diede un calcio
buttandolo gi dal letto. Il gigante si svegli, si avvent su Lokki e lo butt a terra, poi si coric di
nuovo. Lokki non ci pens su due volte e uccise il gallo del gigante per poi mettersi al suo posto sul
trespolo a cantare. Il gigante pens che fosse ora di alzarsi, si mise in piedi e usc dalla porta, ma Lokki
aveva reso incandescente una sbarra di ferro nel fuoco e gliela conficc nell'occhio, uccidendolo. Cos
prese tutto ci che c'era nella caverna e ritorn a casa dai suoi.
...
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Il gigante e il contadino.
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C'era una volta un contadino che aveva con s un gigante ad aiutarlo in tutti i lavori. Il
contadino gli aveva detto che la sua paga consisteva nel poter scegliere, di tutto ci che coltivavano, o
la parte che stava al di sopra del terreno o la parte che stava al di sotto. Il primo anno il contadino
coltiv rape. Quando venne il tempo della raccolta, chiese al gigante di scegliere. Il gigante pens che
le foglie della pianta fossero davvero belle a vedersi e volle come sua parte ci che cresceva al di sopra
del terreno. Cos ebbe tutte le foglie, mentre il contadino tutte le rape. Presto il gigante cap di aver
fatto una stupidaggine a preferire le foglie e quindi pens che la volta successiva avrebbe scelto meglio,
prendendo ci che cresceva al di sotto del terreno. L'anno dopo il contadino coltiv granoturco.
Quando venne il tempo della raccolta, chiese al gigante di scegliere, e lui rispose che voleva la parte al
di sotto del terreno. Cos ebbe tutte le radici, mentre il contadino si tenne tutto il granoturco. Il gigante
era davvero furioso e decise di sfidare il contadino. Cominci con una gara di graffi: ora si vedr chi 
pi bravo a graffiare, disse, con l'intenzione di uccidere il contadino.
Il contadino ne fu turbato, poverello, non sapeva come uscire da quella situazione, cos and
dalla moglie in cerca di consiglio. La donna gli sugger di uccidere il loro gatto e spalmarle addosso il
suo sangue, poi lei si sarebbe seduta vicino al camino, tutta insanguinata e in lacrime. Quando il
gigante sarebbe venuto e le avrebbe chiesto cosa le era accaduto, lei avrebbe risposto che il marito, il
contadino, era stato davvero crudele con lei: l'aveva usata per provare cosa era in grado di fare con i
graffi prima di affrontare il gigante; ora era andato nella fucina per mettersi del ferro sotto le unghie e
prepararsi alla sfida. Marito e moglie misero in atto il piano che avevano escogitato e and come
sperato. Il gigante fu preso dal terrore quando vide la donna imbrattata di sangue e la sent raccontare
del comportamento del contadino. Quindi fu d'accordo con lei che era meglio rinunciare alla sfida, e da
allora non disse pi nulla al contadino riguardo ai graffi. Poi fu il contadino a sfidare il gigante:
avrebbero fatto a gara a chi leccava pi grasso, disse. Ordin al gigante di mettere a bollire della carne
di bovino e lui stesso butt degli steli di alga nella pentola, cos che la carne stava da un lato e gli steli
dall'altro. Poi accese il fuoco mettendo la legna solo sul lato dove sedeva il gigante e dove stava la
carne, cos che tutto il grasso sarebbe colato dalla sua parte. Iniziarono a leccare, ma il gigante era
arrabbiato perch non c'era grasso dal suo lato: stava tutto sugli steli dalla parte del contadino. Alla fine
il contadino divise il contenuto della pentola, la carne da una parte e gli steli dall'altra, e diede al
gigante il permesso di scegliere quale delle due volesse. Il gigante scelse gli steli di alga poich
pensava che il grasso colasse da quelli. Cos il contadino ebbe tutta la carne e il gigante niente. La sera
dopo il gigante sfid il contadino in una gara a chi mangiava pi porridge. In quella non poteva essere
sconfitto, pensava. La prima gara la vinse il gigante, la seconda il contadino. Allora il contadino prese
un sacco, se lo leg sotto il collo e si sedette nella penombra, cos che il gigante non potesse vederlo
bene. Iniziarono la sfida, ma il contadino versava ogni cucchiaiata nel sacco. Quando il gigante fu
sazio, chiese al contadino se avesse finito. Non ancora, rispose lui. Ma il gigante era talmente pieno che
non poteva mangiare di pi, e cos dovette dire basta e il contadino vinse anche quella gara. Ora si
sarebbero sfidati a saltare sopra un fiume. Il gigante disse che il contadino doveva saltare per primo. Il
contadino accett, ma nello stesso momento piant il suo coltello nel sacco e cos tutto il porridge si
rivers fuori e cadde nel fiume. Il gigante lo guardava dall'altra sponda e gli chiese cosa stesse facendo.
Si stava squarciando la pancia, rispose il contadino, in modo da essere pi leggero nel salto: il porridge
appesantiva tanto! Il gigante gli chiese di prestargli il coltello, cos anche lui si sarebbe potuto
squarciare la pancia; era molto appesantito dal porridge e temeva di non essere in grado di saltare. Il
contadino gli lanci il coltello dall'altra parte del fiume. Il gigante salt, si piant il coltello in pancia e
cadde morto tra i flutti. Cos il contadino si prese tutto ci che il gigante possedeva.
La strega che mise il ragazzo all'ingrasso ovvero La casa di frittelle
Un giorno due bambini, un maschio e una femmina, uscirono per fare una passeggiata, si
smarrirono e giunsero a una casa di frittelle. Allora si sedettero sul tetto per mangiarne un po'. Una
strega cieca, che se ne stava all'interno a macinare il grano, sent grattare sul tetto e pens che fossero i
corvi, cos usc per scacciarli gridando sci. I bambini rimasero in silenzio e la strega rientr e riprese a
macinare. Sazi che furono, i due entrarono in casa, presero la farina dalla cassetta sotto la macina e si
riempirono calze e calzini, quindi si stesero sotto la macina. Quando la strega ebbe finito di macinare e
voleva prendere la farina dalla cassetta, non ne trov neanche un po'. Allora disse: "O  un topo che
macina, o  un ladro che ruba, oppure le mie vecchie mani non si muovono pi bene." Inizi a cercare
a tastoni sotto la macina e trov i due bambini. Subito si rivolse con gentilezza alla ragazza, ma
s'infuri con lui e lo mise nel porcile all'ingrasso. La ragazza rimase con lei per dare una mano nelle
faccende. Passato che fu un po' di tempo, la strega le chiese di tagliare un dito al fratello per vedere se
fosse ingrassato abbastanza. Il ragazzo disse alla sorella di portargli un pezzetto di legno che lui
avrebbe intagliato a forma di dito.
La sorella ubbid e poi consegn il pezzetto di legno intagliato alla strega, che lo credette il
dito del ragazzo: "Non  ancora abbastanza grasso, dagli pi cibo!" Poco tempo dopo la strega ritenne
che il ragazzo fosse ingrassato abbastanza, cos chiese alla sorella di tagliargli un altro dito e
portarglielo. Il ragazzo disse alla sorella di prendere lo stelo di un'alga che lui avrebbe intagliato come
se fosse un dito. Detto fatto, la ragazza port lo stelo alla strega. "Non  ancora abbastanza grasso. Ma
ora sta iniziando a ingrassare un pochino", disse la strega. Passato che fu un po' di tempo, chiese di
nuovo alla ragazza di tagliare un dito al fratello. Lui le disse di tagliare il capezzolo di una mucca e
portarlo alla strega. "S, ora  grasso", disse la strega, e ordin alla ragazza di mettere sul fuoco una
pentola. "Dimmi quando l'acqua bolle che vengo ad aiutarti a buttare il ragazzo nel calderone." I due
escogitarono uno stratagemma: avrebbero attirato la strega vicino al camino e l'avrebbero spinta dentro
la pentola. And cos: fecero avvicinare la vecchia a tentoni al camino e la buttarono a testa in gi nel
calderone. "Chi fa da s fa per tre", furono le ultime parole che la strega pronunci. I due ragazzi
presero allora tutto ci che lei possedeva e tornarono a casa dalla mamma.
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Steinbuk.
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Una donna aveva un figlio di nome Steinbuk. Tre orchesse vivevano l vicino, e siccome
accadeva spesso che provassero a rapire i ragazzi, la madre cercava di badare bene a suo figlio. Ogni
volta che usciva, gli ordinava di nascondersi dietro il camino, cos che nessuna orchessa potesse
portarselo via, e di non rispondere se qualcuno entrava e chiedeva di lui. Un giorno che la mamma era
uscita, entr un'orchessa e chiese: "Steinbuk  qui?" "Sono qui", rispose Steinbuk e usc allo scoperto.
L'orchessa prese il ragazzo, gli diede un coltello e lo ficc in un sacco, poi se lo mise in spalla e se ne
and. Dopo aver percorso un bel po' di strada, l'orchessa doveva fare pip, cos pos il sacco a terra.
Steinbuk le chiese di allontanarsi perch puzzava troppo, e mentre lei era via usc dal sacco, lo riemp
di cacca di mucca e corse a casa. Quando l'orchessa torn e si rimise il sacco in spalla disse: " stato
pesante portarti, ma ora lo  ancora di pi!" Giunta a casa, la pentola era sul fuoco e l'acqua iniziava a
bollire. "Devo buttarlo nella pentola attraverso la finestrella del tetto o attraverso la porta?" chiese alle
altre due orchesse. "Attraverso la finestrella", le risposero. Cos tutta la cacca di mucca si rivers nella
pentola. La volta successiva and un'altra orchessa. Giur che non si sarebbe lasciata ingannare, eppure successe!
Lei diede a Steinbuk una forchetta e tutto and come la volta prima, a parte il fatto che
Steinbuk mise delle pietre nel sacco. "Devo buttarlo nella pentola attraverso la finestrella del tetto o
attraverso la porta?" chiese l'orchessa alle altre due quando giunse a casa. "Attraverso la finestrella", le
risposero. Cos tutte le pietre si riversarono nella pentola, facendo un buco sul fondo. La terza volta
and la terza orchessa e giur che stavolta le cose sarebbero andate diversamente. Lei diede a Steinbuk
un cucchiaio e lo port via. Dopo aver percorso un bel po' di strada, inizi a lamentarsi che doveva fare
pip e che aveva caldo e sete, ma resistette con tutte le sue forze e riusc a portarlo fino a casa. L non
c'era nessuna pentola sul fuoco, perch quella che avevano era stata forata, e cos risparmiarono la vita
del ragazzo e lo misero a badare alle mucche. Ognuna di loro aveva la propria. Presto Steinbuk si
stanc di quel lavoro e trov una soluzione: corse a casa, sal sul tetto e si mise a urlare attraverso la
finestrella: "Testabianca, la rossa  caduta nella palude!" " la mia!" disse la prima orchessa infilando
la testa fuori dalla porta. In quel momento Steinbuk lanci gi un masso e cos l'orchessa si schiant a
terra e mor. Poi grid di nuovo: "Chiazzanera  caduta nella palude!" " la mia!" disse la seconda
orchessa mettendo fuori la testa. Steinbuk le lanci addosso un altro masso e cos anche lei mor.
"Schienarossa  caduta nella palude!" grid Steinbuk per la terza volta. " la mia!" disse la terza
orchessa tirando fuori la testa. E il terzo masso si abbatt su di lei, uccidendola. E fu cos che Steinbuk
prese tutto l'oro che le orchesse avevano, torn a casa dalla mamma e da allora vissero bene.
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Ceneraccio.
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C'era una volta un uomo che aveva tre figli. I due pi grandi erano come la maggior parte dei
loro coetanei e lavoravano sodo, mentre il minore era un tipino che non combinava mai niente e che
stava sempre steso a rimestare le ceneri.
Per molte notti di fila il grano era stato rubato dal loro fienile. Allora il padre disse un giorno al
figlio maggiore che la cosa migliore da fare era che rimanesse una notte a montare la guardia per
scoprire chi fosse il ladro. Il figlio rispose che non c'era problema e si mise a sorvegliare, ma poco
dopo mezzanotte si addorment. Mai era stato rubato cos tanto grano come quel giorno. Il padre allora
chiese al secondo figlio di fare la guardia la notte seguente. "S", rispose lui, "so bene come si fa la
guardia senza addormentarsi." Rest a sorvegliare quasi fino all'alba, ma poi anche lui si addorment,
e come gli altri giorni fu portato via molto grano. Allora il figlio minore, Ceneraccio, chiese al padre il
permesso di fare la guardia di notte. I fratelli lo derisero: davvero pensava di poter fare la guardia, lui
che non faceva altro che rimestare le ceneri? Ma il padre disse: "Non potr andar peggio delle altre
volte, ovvero si addormenter come voi." E cos Ceneraccio mont la guardia. La prima parte della
notte si sentiva abbastanza intorpidito, ma lott per restare sveglio. Verso l'alba era pi vigile. Al
sorgere del sole sent un fracasso, e un enorme uccello giunse volando. Ceneraccio gli strinse subito le
mani al collo: "Ora ti uccider." Ma l'uccello lo implor di risparmiarlo. "Senti un po'!" disse
Ceneraccio. "Hai rubato il grano a pap." "Non lo far pi", disse l'uccello. "Invece lo rifarai", ribatt
Ceneraccio. "Allora prendi la pi grande piuma dalle mie ali", disse l'uccello. "Quando la terrai in aria,
ogni cosa che desideri si avverer." Ceneraccio prese la piuma e lasci andare l'uccello. Quella mattina
il grano non fu rubato, e neanche le mattine successive, ma i fratelli erano furiosi nei suoi confronti per questo.
Ora c' da dire che il re aveva fatto costruire per sua figlia un castello di vetro in cima a una
montagna scoscesa. Poi aveva diffuso la notizia che chi fosse riuscito a cavalcare fin lass avrebbe
avuto in sposa la principessa. Molti uomini ricchi e di nobile origine accorsero a tentare l'impresa, ma
salivano solo di un breve tratto, non avanzavano di pi, i loro cavalli non erano in grado di proseguire.
Ai piedi della montagna si era raccolto un gruppo di persone che stava l a vedere cosa succedeva, tra
cui i fratelli di Ceneraccio. A lui non era stato permesso di andare; non era il tipo adatto a un viaggio
del genere, gli avevano detto, poteva ben starsene a casa a rimestare le ceneri con la sua piuma, come
era solito fare. Appena partiti i fratelli, Ceneraccio usc di casa, tenne in aria la piuma e desider un
cavallo verde e vestiti blu. Tutto gli comparve all'istante. Indoss i vestiti nuovi e mont in sella al
cavallo. Quindi raggiunse il fianco della montagna dove la schiera di corteggiatori tentava l'impresa,
cominci a salire e cavalc fino a met strada, poi curv da una parte e scomparve nel nulla. La sera,
quando i fratelli tornarono a casa, Ceneraccio sedeva vicino al fuoco nei suoi stracci. Gli dissero che
quel giorno avevano visto qualcosa che lui non avrebbe mai potuto vedere, incapace com'era: un uomo
aveva tentato l'impresa giungendo a met percorso, fin dove nessuno era riuscito ad arrivare; aveva un
cavallo verde e un vestito blu. "L'ho visto anch'io", disse Ceneraccio. "Da dove l'hai visto?" chiesero
i due. "Stavo sul deposito di pap." "Essere immondo! Non ci salirai pi!" E cos tirarono gi il
deposito. Il giorno seguente, dopo che i fratelli se ne furono andati, Ceneraccio usc di nuovo di casa
con la piuma, la tenne in aria e desider vestiti bianchi e un cavallo rosso. Poi cavalc verso la schiera
di corteggiatori, sal al galoppo fino al margine estremo della montagna, quindi gir e si dilegu. La
sera i fratelli tornarono a casa e dissero a Ceneraccio, seduto vicino al fuoco nei suoi stracci, che non
aveva idea di quel che loro avevano visto quel giorno - lui che se ne stava sempre l a rimestare le
ceneri. "Che cosa avete visto?" chiese Ceneraccio. Risposero di aver visto uno straniero, dall'aspetto
ardito e vigoroso, vestito di bianco e su un cavallo rosso, tentare l'impresa; tutti si aspettavano che
sarebbe giunto in cima alla montagna al primo colpo. "L'ho visto anch'io", disse Ceneraccio. "Dove
stavi?" chiesero i due. "Stavo sulla dispensa in pietra di pap." "Essere immondo! Non ci salirai pi!"
E cos distrussero la dispensa. Il terzo giorno, quando i fratelli furono partiti, Ceneraccio usc di nuovo
di casa con la piuma e desider un cavallo bianco e vestiti rossi. Questa volta arriv in cima alla
montagna ed entr nella camera della principessa. Lei lo guard per bene da capo a piedi e gli leg un
anello d'oro ai capelli per poterlo riconoscere meglio. Allora Ceneraccio gir la cavalcatura e and a
casa, si rimise i suoi stracci e torn a rimestare le ceneri. La sera i fratelli lo derisero e gli dissero che
quel giorno avevano visto qualcosa che lui non aveva mai visto, dato che stava sempre a rimestare le
ceneri. "Che cosa?" chiese Ceneraccio. Gli risposero che erano certi che il re avrebbe presto preparato
le nozze: uno straniero era riuscito a raggiungere la principessa, un cavaliere vigoroso e tutto bardato,
vestito di rosso e su un cavallo bianco. "L'ho visto anch'io", disse Ceneraccio. "Essere immondo! Da
dove l'hai visto?" "Dal nostro fienile." I fratelli giurarono che non ci sarebbe pi salito, quel
Ceneraccio, e cos distrussero il fienile.
Ebbe inizio la ricerca dell'uomo che era stato dalla principessa. Lo cercarono in lungo e in
largo, ma inutilmente. Allora il re fece preparare una grande festa e invit tutti gli uomini del regno.
Quando arrivarono, la principessa li guard per bene, ma non riconobbe nessuno, n trov l'anello nei
loro capelli. Il re chiese se mancasse qualcuno. No, gli fu risposto, non mancava nessuno. Ma poi uno
disse che Ceneraccio non era ancora venuto. I fratelli lo schernirono, risero, e dissero al re di non
mandare a chiamare uno che non faceva altro che rimestare le ceneri. Il sovrano per rispose che anche
lui doveva venire, visto che erano tutti l, era un suo diritto. Allora Ceneraccio fu mandato a chiamare.
Lui indoss i vestiti rossi, prese il cavallo bianco e giunse cavalcando alla reggia. I fratelli non lo
riconobbero, mentre la principessa lo riconobbe subito e ritrov l'anello nei suoi capelli. Cos si
celebrarono le nozze e i due fratelli si rosero dalla rabbia. Quando il re mor, Ceneraccio sal sul trono e
govern il regno a lungo e bene, nonostante i fratelli cercassero sempre di danneggiarlo.
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Ceneraccio e Rosso.
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Un uomo e una donna avevano una figlia di nome Maria che viveva insieme a loro. Andava
sempre al pascolo - il padre non capiva il perch. Un giorno torn con un bambino. Il padre chiese di
chi era quel piccolo e lei rispose che l'aveva trovato. Il padre disse che doveva pur avere qualcuno con
cui stare. No, rispose la figlia. E cos alla fine lo allevarono loro; era un maschio e lo chiamarono Karl.
Il ragazzo era tenuto in poca considerazione e fu soprannominato Ceneraccio, poich stava sempre a
casa a rimestare le ceneri. Si vociferava che la principessa fosse scomparsa e non la si trovava da
nessuna parte. Il comandante delle guardie del re si chiamava Rosso; il re gli disse di convocare tutto il
popolo per cercare la figlia. Rosso fece radunare tutti gli uomini che trov nella regione. Il re gli chiese
se fossero davvero tutti l. S, rispose Rosso, tutti tranne uno che era sempre a casa con sua madre a
rimestare le ceneri. Il re disse che tutti dovevano partire, e cos partirono tutti, anche Ceneraccio, Rosso
stesso stava in testa. Cammina e cammina, giunsero a una rupe di vetro e stabilirono di scendere da l
perch avevano visto una casa nella valle. Allora legarono delle corde per calarsi. Rosso, nella sua
presunzione, volle essere il primo, ma sceso che fu per un tratto si spavent e chiese per l'amor di Dio
di essere tirato di nuovo su. Altri provarono a calarsi, ma inutilmente: quando cominciavano a scendere
si spaventavano tutti. Ceneraccio pens che non poteva andargli peggio se avesse provato anche lui, e
cos fece. Tutto and bene; si cal ed entr nella casa. Una volta all'interno, vide un cavallo in mezzo
alla stanza. Gli chiese se la principessa fosse l. Il cavallo rispose di s. Ceneraccio disse che era venuto
a cercarla. "Penso che ti andr male", ribatt il cavallo. "Sta cucendo il suo vestito da sposa e quello
del gigante con cui si mariter. Lui  uscito a invitare la gente al matrimonio. Qui vivono sette giganti".
Ceneraccio chiese se ci fosse un modo per liberarla. "Non  semplice", disse il cavallo, "ma c' una
spada appesa al muro, se riuscirai a brandirla, la libererai." Il ragazzo prov, ma riusciva a malapena a
sollevarla. Il cavallo gli mostr un barattolo, da cui Ceneraccio bevve acquistando una forza
incredibile, tanto da riuscire a brandire la spada. Cos and a cercare la principessa - il cavallo gli
mostr la strada - e giunse a una porta spessa con una serratura d'oro. L'apr e trov la ragazza l
seduta a cucire. Le disse di seguirlo, perch il re l'aveva mandato a cercarla. Allora dovevano sbrigarsi,
disse lei, poich a sera i giganti sarebbero tornati; erano stati via tre giorni e non mancava molto al loro
ritorno. Partirono in tutta fretta e giunsero alla rupe da cui Ceneraccio si era calato. L leg la
principessa alla corda e, da ingenuo, la lasci salire per prima.
Quelli in cima la tirarono su e quando la principessa fu in salvo, Rosso tagli la corda, cos che
Ceneraccio cadde con un tonfo nella valle. A quel punto non vide altra soluzione che tornare dal
cavallo e raccontargli come gli era andata male. Il cavallo gli disse di prendere la spada e usarla per
ricavare dei gradini nella rupe. "Ma quando arriverai a casa, sappi che Rosso ha mentito al re dicendo
che  stato lui a salvare la principessa. Perci andrai in una casetta isolata che ti mostrer; l vivono
degli spiriti, e ci che loro diranno, tu lo farai." Il ragazzo chiese al cavallo cosa voleva in cambio di
quei buoni consigli. "Null'altro che questo", rispose il cavallo, "che quando metterai piede nel talamo
nuziale e mi sentirai nitrire fuori, tu uscirai e mi taglierai la testa." Ceneraccio era restio a
prometterglielo, ma fu costretto a farlo. Il cavallo gli consigli inoltre di staccare le lingue dalle teste
dei giganti, se li avesse incontrati e fosse riuscito a ucciderli. Ceneraccio segu anche quel consiglio.
Appena inizi a scavare i gradini nella rupe, i giganti lo raggiunsero, ma lui tagli loro la testa con la
spada e prese loro la lingua. Tornato a casa, gli uomini del re gli si pararono davanti. Rosso avrebbe
sposato la principessa, poich aveva detto che era stato lui a salvarla. Ceneraccio and dal re e disse
che Rosso mentiva, mostrando le lingue dei giganti. Rosso rispose che era l'altro a mentire, e si invent
l davanti al re che Karl gli avesse detto di essere in grado di portargli un uccello dalle ali d'oro.
Ceneraccio neg di averlo detto, ma il re dichiar che se non gli avesse portato quell'uccello, sarebbe
stato ucciso. Lui and allora alla casa di cui gli aveva parlato il cavallo, sal sul tetto per mettersi in
ascolto e dall'interno sent le parole: "Povero Karl, se solo riuscisse a uccidere un cavallo e lasciare il
corpo nel bosco." Il ragazzo fece cos, e l'uccello dalle ali d'oro arriv in volo e si pos sul corpo del
cavallo. Cos Karl prese l'uccello e lo port al re. Ma era inutile, gli disse il re, perch Karl aveva anche
detto di essere in grado di portargli un pesce dalle pinne d'oro. Ceneraccio and di nuovo alla stessa
casa per ascoltare e sent dire: "Povero Karl, se solo riuscisse ad abbattere un albero che si trova vicino
alla spiaggia e che ha l'altro lato d'oro, e a girare quella parte verso il mare, allora il pesce verrebbe."
Lui fece cos, il pesce venne, Ceneraccio lo prese e lo port al re. Ma ora gli uomini del seguito erano
talmente invidiosi che uno dopo l'altro, Rosso per primo, iniziarono a mentire su quel povero ragazzo,
finch il re, furioso, ordin che fosse annegato. Alcuni uomini furono mandati a eseguire il compito,
ma lui li implor di lasciarlo su uno scoglio e di dire al re che l'avevano ucciso, e loro fecero come
chiedeva. Iniziarono quindi i preparativi per il matrimonio tra Rosso e la principessa. Il giorno delle
nozze la mamma di Karl si svegli, and dal re e disse di volere indietro Karl nelle stesse buone
condizioni in cui glielo aveva lasciato, altrimenti avrebbe dato fuoco a tutto il regno. Il re si preoccup,
cos chiese agli uomini che avevano portato via Ceneraccio se l'avevano davvero affogato. All'inizio
quelli confermarono, ma poi ammisero che l'avevano lasciato su uno scoglio. Il re ordin loro di andare
a vedere se era morto o ancora vivo. Gli uomini partirono e lo trovarono nello stesso posto, che dava
ancora segni di vita. Cos fu portato a casa e messo in un bel letto, per fargli riprendere colore e vitalit.
La principessa disse di nuovo, come aveva gi fatto prima, che non era stato Rosso a salvarla, ma quel
ragazzo. Rosso fu convocato dal re per dare spiegazioni, ma ora c'erano tre persone ad accusarlo. Alla
fine ammise di aver mentito. Fu quindi condannato a morte e giustiziato, mentre Karl spos la
principessa. Si celebr il matrimonio, e proprio quando lo sposo si avvicin al talamo nuziale, sent il
cavallo nitrire fuori. Allora usc e gli tagli la testa - e il cavallo era in realt un principe che era stato
trasformato con una magia. Il principe spos la madre di Karl e le loro nozze furono celebrate subito dopo quelle del figlio.
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Gli eunuchi nel palazzo.
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C'era una volta un uomo che aveva tre figli. Quando fin a letto malato, promise loro che, dopo
la morte, avrebbe esaudito a ciascuno un desiderio. Poco dopo l'uomo mor, cos i figli presero a
esprimere il loro desiderio. Il maggiore chiese di diventare talmente alto di grado a palazzo da essere
secondo solo al re; il mezzano domand di essere subito dopo il fratello; il terzo desider di avere
buona fortuna con le donne. Quindi tutti e tre andarono a palazzo e presero servizio l. Non ci volle
molto perch i due fratelli maggiori sedessero di fianco al re, ma iniziarono a disprezzare il fratello
minore e gli ordinarono di occuparsi dei loro cavalli. Un giorno il fratello maggiore usc a cavallo e
disse al minore di accompagnarlo per badare all'animale. Giunto in una grande citt, smont dalla
groppa e gli affid il cavallo fino al suo ritorno. Mentre il ragazzo aspettava, venne un'anziana donna e
lo invit a casa da lei: doveva essere infreddolito. Lui disse che non osava allontanarsi dal cavallo, ma
lei rispose che qualcun altro avrebbe preso il suo posto, e che sarebbe ritornato prima dell'arrivo del
fratello. Allora and a casa con lei, ebbe cose buone da mangiare e bere e un bel letto in cui dormire. Il
mattino, prima che lui ripartisse, la donna gli diede una tovaglia fatta in modo tale che, quando la si
stendeva, vi comparivano tutti piatti da re. Quando il fratello maggiore torn, il minore era da tempo di
nuovo accanto al cavallo. L'altro gli disse che doveva essere affamato e infreddolito. No, rispose il
fratello minore, una donna l'aveva invitato a casa e gli aveva dato sia da mangiare che da bere. Era cos
che aveva badato al suo cavallo? disse il maggiore. Non gli aveva proibito di allontanarsi? Il giovane fu
costretto a promettere di non farlo pi. Quindi tornarono a palazzo. Il giorno dopo, il secondo fratello
usc a cavallo e port con s il minore perch badasse all'animale. Giunsero a una citt di mercato e il
fratello vi entr. Mentre l'altro lo aspettava accanto al cavallo, venne una donna che lo invit a casa.
Poi tutto and come la volta precedente e, quando si salutarono, la donna diede al ragazzo un beccuccio
che, ovunque venisse inserito, faceva scorrere fuori del vino, di qualsiasi genere lo si desiderasse.
Quando il secondo fratello torn dal mercato e vide il minore accanto al cavallo, gli disse che era di
certo affamato e infreddolito. S, naturalmente, rispose il giovane. Il terzo giorno il fratello maggiore
usc a cavallo e tutto and come le due volte precedenti. Una donna invit il fratello minore a casa sua
e gli diede un paio di forbici fatte in modo tale che qualsiasi cosa tagliassero diventava nuova e di una
bellezza splendente, per quanto vecchia fosse. Di nuovo il giovane torn accanto al cavallo prima che
arrivasse il fratello maggiore. Gli fu chiesto come stava. Come al solito, rispose lui, e quindi tornarono a casa.
Qualche tempo dopo si venne a sapere che la regina aspettava un bambino, ma il re era stato via
e non poteva perci essere il padre. Cos ordin che tutti gli uomini del suo seguito fossero castrati,
perfino i due fratelli che sedevano al suo fianco. Il fratello minore, che aveva espresso il desiderio di
avere buona fortuna con le donne, fu risparmiato: non era altro che uno stalliere. Da quel momento,
per, smise di essere colui che badava ai cavalli, poich i fratelli maggiori non potevano pi cavalcare,
e cos fu posto a guardia delle oche su un isolotto. Dopo che fu passato un po' di tempo, i fratelli
andarono a trovarlo - ora erano pi umili di prima. Chiese loro come andava. "Abbastanza male!" gli
risposero. Avevano fame? S, gli dissero, se aveva qualcosa da mangiare. Il ragazzo stese la tovaglia e
vi comparvero i pi prelibati piatti da re. I due fratelli erano stati spesso alla tavola regale, ma mai
avevano trovato cibo migliore di quello che stava sulla tovaglia. Presero a ballare e a divertirsi, e
facevano un tal chiasso che si sentiva fino a palazzo. La sera il re chiese loro perch erano cos felici
sull'isolotto, e quelli risposero che era per via della tovaglia del fratello. Allora voleva vederla, questa
tovaglia, disse il re, e il giorno dopo and sull'isolotto col suo seguito. Il ragazzo stese la tovaglia, e di
colpo comparve una tavola imbandita dei migliori cibi che il re avesse mai gustato. Alla fine volle
comprare la tovaglia. Il ragazzo era molto riluttante a venderla, ma la cedette per trecento talleri.
Qualche tempo dopo i fratelli maggiori tornarono a trovarlo sull'isolotto. Ora non aveva nulla da offrire
loro se non, nel caso avessero sete, un goccio di vino da bere. Cos infil il beccuccio da qualche parte
e il vino cominci a scorrere, e lui glielo vers. Questa volta i due erano ancora pi contenti dell'altra,
ballarono, cantarono e fecero un bel chiasso. Il giorno dopo, quando tornarono sulla terraferma, il re
chiese loro cos'era tutto quel baccano che avevano fatto sull'isolotto. I due risposero che era per via del
beccuccio da vino del fratellino. Il re usc all'alba del giorno successivo per prendere il beccuccio. Il
ragazzo disse che non poteva cedere tutto ci che aveva, ma siccome il re lo supplic, fin per
venderglielo per seicento talleri. La terza volta i fratelli arrivarono sull'isolotto mal vestiti e sporchi.
Be', ora non aveva pi nulla da offrire loro, disse il minore, ma prese le forbici e inizi a tagliare e in
un batter d'occhio gli altri due indossavano i vestiti pi belli ed eleganti. In preda alla meraviglia si
misero a ballare e cantare. Tornati a casa, raccontarono al re delle forbici. Allora la principessa disse
che voleva averle e cos la mattina dopo and col re sull'isolotto. Il re chiese con insistenza le forbici,
ma il ragazzo non voleva cederle. Be', disse il re, non erano tanto per lui, ma per sua figlia che
desiderava davvero averle. "Se  cos, gliele dar in cambio di nulla", disse il ragazzo e gliele
consegn. Questo gesto fece innamorare perdutamente la principessa di lui. Il re si arrabbi, ma invano:
la principessa si ammal e lui fu costretto a esaudire il suo desiderio. Il ragazzo e la principessa si
sposarono, lui divent principe e poi re, quando il vecchio sovrano mor.
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La Figlia di Cornacchia e la Figlia di Tizio.
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C'era una volta una donna che era soprannominata "Cornacchia". Aveva una figlia
soprannominata "Figlia di Cornacchia", e una figlia adottiva chiamata "Figlia di Tizio". La madre dava
il meglio a sua figlia, mentre escogitava tutto il male per la figlia adottiva. Un giorno le mise entrambe
a filare, dando della seta alla figlia, e alla figlia adottiva nient'altro che della lana di testa e di zampe di
pecora, e disse che la prima che avesse spezzato il filo sarebbe stata cacciata via. Come c'era da
aspettarsi si ruppe per primo quello di Figlia di Tizio, perci Cornacchia la cacci subito via. Lei si
mise in cammino e incontr una mucca che aveva un secchio sulle corna. La mucca le chiese di
mungerla e di bere quanto latte volesse, cosa che lei fece. "Che ti vada tutto bene e nulla male! Che oro
e argento ti cadano ai piedi a ogni passo che compi!" le disse la mucca. Lei continu a camminare e
giunse da una pecora che le chiese aiuto a partorire un agnello. Figlia di Tizio lo fece e la pecora le
augur il meglio come aveva fatto la mucca. Poi giunse da un uomo che aveva una barba cos lunga che
gli arrivava alle ginocchia. Le chiese di raderlo, e poi le augur il meglio come avevano fatto la mucca
e la pecora. Figlia di Tizio ripart e arriv a una tenuta.
L entr a servizio e la misero a spazzare il cortile. Dopo aver lavorato per un po' e volendo
riprendere il cammino, le furono poste innanzi due casse tra cui scegliere come salario: una era chiara e
splendete, l'altra era nera. Lei prese la nera, perch pens che le potesse bastare, e torn da Cornacchia.
Quando arriv a casa con la cassa e la apr, vi trov dentro tre vestiti: il primo brillava come le stelle, il
secondo come la luna e il terzo come il sole. La matrigna e la figlia erano sul punto di crepare dalla rabbia.
Da quel momento la vecchia Cornacchia divenne ancora pi invidiosa di Figlia di Tizio e
mand la figlia naturale a prestare servizio nella stessa tenuta. Lei avrebbe ottenuto una paga migliore,
pens. Figlia di Cornacchia percorse la stessa strada che aveva preso Figlia di Tizio e incontr gli stessi
personaggi. Ma alla mucca, che le aveva chiesto di mungerla, rispose che non aveva intenzione di
rovinarsi le belle dita pulite sul suo sedere sozzo, perci la mucca la maledisse cos: "Che ti vada tutto
male e nulla bene! Serpi e rospi striscino ai tuoi piedi a ogni passo che compi!" Lei giunse dalla pecora
che le chiese aiuto a partorire un agnello, e poi dall'uomo con la barba lunga che le chiese di raderlo,
ma si neg a entrambi. Cos arriv alla stessa tenuta in cui era stata Figlia di Tizio e fu messa a
spazzare il cortile. Fece il lavoro con superficialit e non pass molto che volle abbandonare il servizio.
Due casse le furono poste innanzi, una dorata e l'altra nera. Lei prese la dorata - c'erano dubbi?
Quando torn a casa Cornacchia fu felice di vedere quella cassa cos bella - conterr qualcosa di
splendido, pens. Ma quando la cassa fu aperta, serpenti e rospi strisciarono fuori brulicando verso
Cornacchia e la figlia, che dovettero chiuderla il prima possibile.
Adesso Cornacchia era completamente fuori di s dalla rabbia; la domenica mattina successiva
vers un barile di piselli tra le ceneri del camino e disse a Figlia di Tizio che doveva raccoglierli tutti
prima che lei e sua figlia fossero tornate dalla chiesa. Figlia di Tizio si mise a piangere, perch pensava
che fosse impossibile. Ma a un tratto arriv un uomo vestito di bianco e le disse di andare in chiesa,
avrebbe provveduto lui a far s che tutto venisse raccolto prima che lei fosse tornata: doveva solo uscire
dalla chiesa prima che finisse la funzione. Figlia di Tizio indoss il vestito che brillava come le stelle,
usc e torn a casa prima degli altri. Tutti parlavano della bellissima e sconosciuta fanciulla che era
stata in chiesa, ma nessuno sapeva chi fosse. Quando Cornacchia e la figlia rincasarono, Figlia di Tizio
sedeva vicino al fuoco nei suoi stracci, e tutti i piselli erano stati raccolti. La domenica mattina
successiva Cornacchia vers tra le ceneri dei chicchi d'orzo che Figlia di Tizio avrebbe dovuto
raccogliere durante la messa. Le cose andarono come la volta precedente: venne l'uomo vestito di
bianco e la ragazza and in chiesa con il vestito che brillava come la luna, e di nuovo fu a casa prima
degli altri. Allora tutto l'orzo era gi stato raccolto. Il principe era stato in chiesa, aveva visto la
fanciulla sconosciuta e se ne era innamorato. La domenica successiva avrebbe appostato degli uomini
sul sagrato per acciuffarla prima che potesse andarsene. La terza domenica mattina Cornacchia vers
tra le ceneri dei chicchi d'avena che Figlia di Tizio avrebbe dovuto raccogliere, e tutto and come le
due volte precedenti. Questa volta Figlia di Tizio indoss l'abito che brillava come il sole, ma prima
che andasse in chiesa l'uomo vestito di bianco le disse di lasciare sciolti i lacci della sua scarpa destra.
Tutti in chiesa rimasero ammaliati dalla bellissima fanciulla; perfino il prete, voltandosi verso di lei,
rest senza parole. Quando fece per andarsene, gli uomini sul sagrato le sbarrarono la strada cercando
di fermarla, ma lei lasci cadere la scarpa e scapp via. La scarpa fu raccolta e mostrata al principe, che
annunci che la ragazza a cui fosse calzata bene sarebbe diventata sua moglie. Tutte le giovani donne
accorsero a provarla, ma inutilmente: ad alcune stava troppo larga, ad altre troppo stretta. Cornacchia disse alla figlia di tagliarsi il tallone e spuntarsi l'alluce e andare a vedere se riusciva a infilarsi la scarpa. Figlia di Cornacchia ubbid e la scarpa entr. Il principe voleva mantenere la parola e prenderla in moglie, ma quando giunse al cancello del palazzo, un uccello su un albero cant: Tallone tagliato e alluce spuntato! A casa  la fanciulla dal calzare dorato!
Il principe tolse la scarpa alla ragazza e vide che era piena di sangue. Cos la cacci e fece
riunire di nuovo tutte le donne al castello per trovare a chi calzasse bene. Chiese se fossero davvero
tutte l. S, gli risposero, tranne una miserabile che viveva da Cornacchia. Era inutile mandarla a
chiamare, disse Cornacchia, ma il principe insistette che dovevano venire tutte e invi degli uomini a
prendere Figlia di Tizio per portarla al castello. Lei indoss il vestito che brillava come il sole, mise
sopra i suoi stracci e and al castello con gli uomini. Quando entr, si tolse gli stracci, prov la scarpa e
le calzava a pennello. A quel punto il principe riconobbe la ragazza - era lei quella che voleva in
moglie. Presto i due si sposarono, mentre Cornacchia e la figlia furono entrambe arse sul rogo.
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La figlia di Cornacchia.
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C'era una volta una donna che era soprannominata Cornacchia. Aveva una figlia che era sia
scontrosa che brutta; per quanto si agghindasse, era tutto inutile, nessun pretendente veniva a
corteggiarla. Ma la vecchia non voleva che la figlia rimanesse zitella, cos si mise lei stessa in viaggio
in cerca di uno sposo. Alla fine trov un uomo che era disposto a tornare a casa con lei. La cena fu
preparata, Cornacchia disse alla figlia di fare attenzione a non mangiare troppo, perch lo spasimante
sarebbe stato a tavola con loro. Cos andarono a tavola. Cornacchia e la figlia mangiarono con
pochissimo appetito, la figlia pilucc con la forchetta solo mezzo tuorlo d'uovo e ringrazi per il cibo.
Voleva sembrare ben educata. Lo spasimante pens: questa sarebbe un'ottima moglie, facile da
sfamare, non esige molto cibo. E disse che l'avrebbe sposata. Quindi gli mostrarono una camera dove
dormire e tutti si coricarono. La figlia di Cornacchia disse alla madre che non riusciva a prendere sonno
perch aveva tanta fame. La vecchia le disse di andare ad accendere un fuoco. C'era una coscia di
cavallo appesa al soffitto, le disse, poteva prenderla e arrostirla. La figlia and a prendere la coscia e la
mise sul fuoco quando inizi ad avvampare. Con tutto quel trambusto nella stanza del fuoco lo
spasimante si svegli e si mise a guardare da un buco nella parete per capire cosa stava accadendo.
Quando la coscia di cavallo inizi a cuocersi all'esterno, madre e figlia si sedettero a mangiare
strappando la carne con i denti. La figlia di Cornacchia stava l a braccia scoperte e con un fazzoletto
bianco al collo: il sangue ci colava sopra mentre lei masticava. Dopo aver visto quella scena terribile
dal buco nella parete, l'uomo si vest e fugg via appena le due si coricarono. Cos Cornacchia rimase
con sua figlia zitella.
...
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Fanfarone.
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C'era una volta una coppia di anziani talmente poveri che non sapevano dove avrebbero preso il
loro prossimo boccone di cibo. La coppia aveva un figlio chiamato Fanfarone che non combinava mai
niente, se non vantarsi, mentire e rubare. Quando il padre mor, Fanfarone eredit tutto. L'eredit non
era molta - solo un chicco d'orzo. Nelle vicinanze abitava un contadino ricco. Fanfarone and un
giorno a trovarlo e gli chiese di badare al suo chicco d'orzo e di custodirlo per bene. Il contadino
promise di farlo e mise il chicco nell'occhio della sua macina. Ma, ahim, il gallo del contadino entr
nella stanza della macina, vide il chicco e lo becc. Non pass molto tempo che Fanfarone torn a
chiedere il suo chicco d'orzo, ma il contadino disse che c'era un problema, perch il gallo l'aveva
beccato. "Comunque avrai un altro chicco d'orzo al suo posto." Fanfarone rifiut categoricamente - si
era arrabbiato - rivoleva il suo chicco d'orzo, poich era la sua eredit paterna. Non poteva riaverlo, gli
ripet il contadino, perch se l'era mangiato il gallo. Allora Fanfarone rispose che doveva avere o il suo
chicco d'orzo o il gallo che l'aveva beccato. Non ci fu nulla da fare: il contadino dovette cedergli il
gallo. Fanfarone and da un altro ricco contadino e gli chiese di badare bene al suo gallo. Il contadino
glielo promise e sistem il gallo sulla trave trasversale della stalla. Ma la mattina, quando entr nella
stalla, trov il gallo morto. Era volato gi dalla trave e la sua mucca migliore gli era passata sopra
schiacciandolo a morte. Fanfarone torn e chiese indietro il suo gallo. C'era un problema, disse il
contadino, perch il suo gallo era morto; una mucca l'aveva schiacciato, ma lui gliene avrebbe dato un
altro. Fanfarone rifiut categoricamente - era furioso - o avrebbe avuto il suo gallo vivo oppure la
mucca che l'aveva ucciso. Il contadino non voleva dare via la sua bestia migliore e gliene offr un'altra
in cambio, ma Fanfarone rimase fermo sulla sua posizione e non ci fu null'altro da fare che slegare
quella mucca e dargliela. Allora si mise in viaggio con la mucca e torn a casa dalla madre; ora
potevano tirare avanti per un po'. Fanfarone uccise la mucca, la scuoi completamente e diede alla
madre la carne da mangiare. Quando la pelle fu gonfiata, appariva enorme. Fanfarone la appese al muro
e la fece essiccare per bene, poi se la butt sulle spalle e part. Cammin per tutto il giorno ed era il
tramonto quando giunse a una tenuta. Decise di entrare e chiedere alloggio, ma voleva prima
perlustrare la zona. Strisci sul tetto, si arrampic sul comignolo e guard gi nella cucina. L vide la
padrona di casa andare avanti e indietro indaffarata, mentre preparava da mangiare. Stava cucinando
brodo e sanguinaccio - Fanfarone li desider subito. La donna era insieme al suo amante, tutto quel
cibo delizioso era per lui. Lo mise in tavola e l'uomo non se lo fece ripetere due volte e vi si lanci
sopra. Mentre era l a leccarsi i baffi si sent un rumore, stava arrivando qualcuno, era il padrone di
casa. Di gran fretta la donna sgomber la tavola e mise tutto il cibo nella dispensa. Nascose l'amante in
una cassa, la chiuse a chiave e si ficc la chiave in tasca. Fanfarone scese dal tetto, entr dalla porta e
salut. Il padrone e la padrona di casa lo accolsero bene. Lui chiese alloggio per s e la sua pelle e gli
fu concesso. Cos gli portarono la cena e Fanfarone lanci la pelle sotto il tavolo e si mise a mangiare.
Ma prendeva per s un boccone s e uno no: l'altro lo faceva scivolare nella pelle. Il padrone di casa lo
guardava fisso chiedendosi il perch di quel comportamento, cos gli chiese cosa aveva sotto il tavolo.
" la mia pelle, il mio caro tesoro", rispose Fanfarone guardando sotto il tavolo, e poi chiese: "Cos'
che dici?" Di colpo si arrabbi e inizi a prendere a calci la pelle col tacco. "Sta' stesa e in silenzio!"
"No, ora stai mentendo." Fanfarone si mise a percuotere la pelle. Quando torn a sedersi, disse al
padrone di casa: "Non  solita mentire, comunque." L'uomo si meravigli che la pelle fosse in grado di
parlare, s'incurios e chiese cosa mai stesse dicendo. "Dice che nella dispensa c' un pasto eccellente."
Il padrone di casa non ci credeva, ma and a dare un'occhiata - e trov brodo caldo e salsicce grasse. Il
padrone di casa ne fu lieto e concesse a Fanfarone di prendere quanto desiderava di quelle prelibatezze.
Non pass molto che Fanfarone ricominci a calciare la pelle talmente forte da farla rimbombare,
dicendole di vergognarsi perch nessuno poteva crederle. Poi si sedette di nuovo a mangiare e disse al
padrone di casa: "Di solito le cose stanno come dice lei, ma stasera  ingestibile." Il padrone di casa
chiese cosa stesse dicendo ora. "Dice che un uomo giace dentro quella cassa, ma non pu essere." Il
padrone di casa and dalla moglie e le chiese la chiave della cassa, ma lei non voleva dargliela. Lui
disse che doveva dargliela. "Invece no!" Allora l'avrebbe presa con la forza, disse il padrone di casa.
Quindi iniziarono a lottare e il marito vinse subito, prendendo la chiave. Ma quando apr la cassa, si
spavent: l'amante si precipit fuori e via attraverso la porta in un batter d'occhio. Il padrone di casa
era davvero stupefatto della pelle che sapeva rivelare cos bene tutti i segreti e la compr per trecento
talleri. Fanfarone torn a casa dalla madre con i soldi; compr un cavallo e un carretto, che sia lui sia
sua madre potevano condurre, e altre cose utili. Gli altri contadini gli chiesero stupiti come avesse fatto
a diventare cos ricco dopo una sola sera. Be', rispose Fanfarone, aveva venduto la pelle della sua
mucca e aveva ricevuto in cambio trecento talleri. Sentito ci, i contadini corsero a uccidere le proprie
mucche e a scuoiarle - era un affare: trecento talleri per una pelle di mucca! Ma quando andarono per
vendere le loro pelli chiedendo una cifra cos enorme, nessuno voleva comprarle, e furono solo derisi e
presi in giro. Se prima erano arrabbiati con Fanfarone, ora lo erano ancora di pi. Giurarono vendetta e
decisero di ucciderlo, di notte, nel sonno. Sapevano che Fanfarone e la madre erano soliti dormire
insieme nello stesso letto, ma potevano distinguerli perch Fanfarone era quello che dormiva pi
lontano dal muro. Il loro piano per non rimase tanto segreto come avrebbe dovuto, perch Fanfarone
ne venne a conoscenza il giorno prima di quella visita notturna. Cos chiese alla madre il permesso di
dormire vicino al muro per quella notte; disse che si sentiva spaventato - ma non sapeva il perch.
Quando andarono a coricarsi, la madre si mise a dormire, mentre Fanfarone rimase sveglio. Intorno alla
mezzanotte i contadini arrivarono di soppiatto, uno di loro si avvicin al letto con un'ascia, cercando a
tastoni Fanfarone, afferr la madre e le tagli la testa. Fanfarone inizi a piangere e urlare come se
fosse la madre: "Oh Ges mio! Siete pazzi, avete ucciso il mio caro figlio!"
La mattina Fanfarone si alz, lav via il sangue dalla madre, le infil dei bastoncini nel collo e
le rimise la testa a posto. Ci spalm intorno della colla perch non cadesse, quindi la vest, le mise una
cuffia in testa, la port sul carretto e si diresse con lei verso un'altra fattoria. Arriv all'imbrunire, entr
e chiese alloggio, non per lui solo, ma soprattutto per la sua vecchia madre, che sedeva fuori nel
carretto, mezza morta dal freddo. Il padrone di casa ordin a un servo di uscire e chiederle di entrare a
prendere qualcosa di caldo da bere. Fanfarone disse al servo di urlare ad alta voce perch era un po'
sorda: lui stesso, quando lei era di cattivo umore, era solito darle un colpetto sulla tempia - cos
avrebbe capito. Il servo usc e la chiam urlando - ma la madre di Fanfarone non si mosse. Il servo url
pi forte - ma lei sedeva sempre rigida e immobile. Spazientito, il servo le diede un colpo alla tempia, e
la testa cadde gi dal collo. "Ahim! Povero me!" disse il servo. "Ora l'ho uccisa!" Rientr piangendo
e raccont quel che era successo. "Che tu sia maledetto!" url Fanfarone. "Hai ucciso mia madre, e ora
sar occhio per occhio." Non gli aveva forse detto che era una donna debole e vecchia? - E per di pi
se ne stava l fuori mezza morta al freddo e al gelo. Non avrebbe dovuto colpirla cos forte. Le cose si
mettevano male. Il padrone di casa promise che avrebbe compensato in qualche modo Fanfarone e gli
offr cento talleri. "No, non  abbastanza", disse Fanfarone. "Duecento talleri." "No, ancora non
bastano." Il padrone di casa offr trecento talleri; non c'era altro da fare. Fanfarone accett, prese i soldi
e torn a casa. Ora era di nuovo ricco sia d'oro che d'argento. I contadini rimasero stupefatti quando lo
videro. Pensavano di averlo ucciso, dissero. "No, non avete ucciso me, ma mia madre." I contadini gli
chiesero come aveva fatto a mettere di nuovo insieme tutte quelle ricchezze cos velocemente. Be',
rispose Fanfarone, le aveva avute in cambio del corpo e della pelle di sua madre. Il vecchio corpo di
una donna gli aveva fruttato trecento talleri. Sentito ci, i contadini si precipitarono tutti a casa, ognuno
uccise la propria vecchia madre, le tagli la testa e port in giro il corpo per la vendita. Ma le cose si
misero male per loro. Non solo a nessuno interessava il corpo morto di una donna, neanche gratis, ma
furono pure consegnati ai giudici e multati salatamente per omicidio, perdendo le loro propriet e le
loro tenute. Mai erano stati tanto in collera con Fanfarone come ora. Giurarono una spietata vendetta;
questa volta non l'avrebbe scampata. Decisero di irrompere in casa sua di notte, metterlo in un sacco,
portarlo in mare e annegarlo, ma dovevano accordarsi in segreto, Fanfarone non doveva sospettare
niente. Questa volta il piano and a buon fine. Presero Fanfarone di notte mentre dormiva, lo ficcarono
in un sacco, che legarono stretto, e si incamminarono verso il mare. Lungo il tragitto giunsero a una
chiesa in cui sentirono cantare un bellissimo salmo. "Sarebbe meglio entrare e dire una preghiera per
l'anima di questo povero Fanfarone, prima di annegarlo", dissero. Misero il sacco a terra vicino alla
porta della chiesa ed entrarono. A un tratto Fanfarone inizi a cantare dal sacco: "Che bello qui, bello
come in Paradiso! Sacco o Paradiso, non so dove mi trovo." In quell'istante pass di l il mandriano dei
contadini, sent Fanfarone cantare nel sacco, si ferm e chiese cos'era che diceva. Fanfarone cant di
nuovo la strofa. Il mandriano si meravigli e volle sapere cosa mai c'era di cos bello nel sacco, quindi
chiese il permesso di guardarci dentro. S, ma prima doveva sciogliere il laccio, gli disse Fanfarone. Il
mandriano sciolse il laccio e guard dentro, ma non vedeva altro che Fanfarone. Be', se voleva vedere
qualcosa, doveva entrare lui stesso nel sacco, disse Fanfarone, e usc. Il mandriano entr, ma non
appena lo fece Fanfarone riannod il laccio e se ne and. Poco dopo i contadini uscirono dalla chiesa,
presero il sacco, che stava dove lo avevano lasciato, e si rimisero in marcia. Il ragazzo nel sacco urlava:
"Non sono Fanfarone, non sono Fanfarone!" "No", dissero i contadini, "ci hai ingannato gi troppe
volte, non ci ingannerai di nuovo!" Portarono il sacco in riva al mare, presero una barca, lo caricarono
a poppa e remarono al largo. Quando ritennero di essere abbastanza lontani, gettarono il sacco
fuoribordo e tornarono verso riva. Mentre remavano uno di loro disse: "Ecco che arriva correndo sulla
scogliera il nostro mandriano." Ma un altro giur su Dio e la sua anima che quello era Fanfarone in
persona. Giunti sulla terraferma, Fanfarone stava dinanzi a loro sulla scogliera. Ora non potevano
proprio credere ai loro occhi e gli chiesero come potesse trovarsi l, quando lo avevano appena
annegato. Fanfarone rispose: "Quando mi avete gettato fuori dalla barca, gli angeli di Dio mi hanno
sollevato e mi hanno portato a riva, senza nemmeno farmi bagnare; ma se voi farete lo stesso, in fede
mia, gli angeli di Dio non vi salveranno." "Be',  da vedere se gli angeli di Dio non ci aiuteranno come
hanno fatto con te", dissero i contadini. "Allora ognuno di voi entri in un sacco e fatemi fare ci che
voi avete fatto a me", disse Fanfarone. Tutti accettarono e fu stabilito che Fanfarone tornasse da loro il
giorno dopo. Quindi si fece com'era stato detto. Il giorno dopo tutti i contadini entrarono nel proprio
sacco, Fanfarone li port a riva, uno dopo l'altro li mise nella barca, rem al largo, e butt in mare i
sacchi. Tutti affondarono come sassi e Fanfarone torn a riva. "Era come pensavo", disse. "Gli angeli
di Dio non li hanno sollevati." Da allora Fanfarone visse tutta la sua vita in pace.
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L'allievo supera il maestro.
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Un uomo aveva un figlio che non riusciva a imparare mai nulla. Allora and da un fabbro e gli
chiese di prendere il ragazzo e insegnargli il mestiere. Il figlio doveva rimanere con lui per un anno.
Passato l'anno, il fabbro torn col ragazzo e disse che aveva imparato a forare il legno. Il vecchio gli
chiese di tenere suo figlio un altro anno ancora. Passato l'anno, il fabbro torn col ragazzo e disse che
aveva imparato a forgiare i chiodi. Il padre si arrabbi e chiese al fabbro di mettere alla prova suo figlio
per un terzo anno. Passato anche il terzo anno, il fabbro torn col ragazzo e disse che non voleva pi
tenerlo con s perch non imparava nulla. Allora il padre si arrabbi tanto che cacci via suo figlio. Il
ragazzo si mise in viaggio senza una meta e incontr un uomo nero che gli chiese dove stesse andando.
Il ragazzo rispose che non lo sapeva nemmeno lui: il padre l'aveva cacciato perch non era riuscito a
imparare a fare il fabbro. "Vuoi venire a imparare da me?" chiese l'uomo nero. "Cos di sicuro
imparerai." "Con piacere", rispose il ragazzo. "Ma devo dirti", aggiunse l'uomo nero - era il diavolo
in persona - "che c' un'unica condizione: ti dar delle scarpe, e non potrai andartene prima che si
siano bucate." Le scarpe erano di pelle di mucca. Per il ragazzo non era un problema, si fece un taglio
nel dito e col sangue scrisse il suo nome su un pezzo di carta. Cos il diavolo lo port a casa con s, e
ora il ragazzo era davvero rapido a imparare ogni cosa. Ebbe sia cibo che vestiti e gli sembrava di
passarsela bene, ma inizi a stancarsi. Riflett su come mettere fine a quella situazione e si ricord
delle scarpe: erano entrambe diventate pi spesse! Il ragazzo divenne pensieroso, prese le scarpe e
cerc sia di bollirle, sia di bruciarle che di tagliarle, ma n il fuoco n il coltello ebbero effetto. Il
ragazzo aveva perfino imparato a mutare forma, ma non riusciva a bucare quelle scarpe. Una sera,
mentre stava per coricarsi, si mise a piangere perch non trovava nessun modo per andarsene. Alla fine
si addorment e sogn che sarebbe riuscito a bucare le scarpe se avesse fatto tre volte il giro della
chiesa. La prima cosa che fece la mattina dopo, appena sveglio, fu di andare a girare intorno alla chiesa.
Dopo tre giri le scarpe erano tutte logore, tanto da far uscire i piedi. Quindi se le tolse e le lanci al
diavolo: "Ora possiamo dividerci, perch le scarpe sono a brandelli." Dopodich si trasform in un
uccellino - dato che aveva imparato a cambiare forma - e vol via. A quel punto il diavolo si trasform
in un'aquila e gli vol dietro. Una principessa che stava alla finestra vide l'aquila a caccia
dell'uccellino, cos apr la finestra e fece entrare l'uccellino. Il ragazzo si trasform di nuovo e riprese
le sue sembianze umane. Poi raccont alla principessa quel che gli era accaduto e che aveva il diavolo
alle calcagna. Allora lei gli concesse di trasformarsi in un anello d'oro e di mettersi a un suo dito.
Se qualcuno le avesse chiesto l'anello - aggiunse il giovane - lei doveva lanciarlo nel fuoco,
perch non poteva bruciare. Il diavolo si trasform in un bel ragazzo, entr nella reggia e chiese il
permesso di entrare al servizio del re. Quel nuovo ragazzo era bravissimo in tutto; qualsiasi ordine gli
venisse dato, lo eseguiva immediatamente e con poco sforzo. Mai il re aveva avuto un servo cos
notevole. Quando per fece per dargli il suo salario, il ragazzo disse di non volerlo prima che fosse
passato il periodo di servizio. Dopo essere stato in servizio per tre anni, disse al re che desiderava
andarsene e chiese come salario null'altro che l'anello che la principessa portava al dito. Il re rispose
che quello era il minimo che lui potesse richiedere, e mand un servo dalla figlia a prendere l'anello.
Ma la principessa si oppose e gliene offr un altro al suo posto. Il re allora mand due servi e disse loro
che se la figlia non avesse dato l'anello con le buone, avrebbero dovuto prenderlo con le cattive. Cos la
principessa lo gett nel fuoco che ravviv con le pinze, finch l'anello non scomparve tra le fiamme. I
servi tornarono dal re e dissero che non avevano potuto prendere l'anello perch la principessa l'aveva
gettato nel fuoco. Poco importava, disse il diavolo, poteva aspettare che le ceneri si raffreddassero,
quindi avrebbe ritrovato l'anello lui stesso. Il diavolo si trasform in gallo e si mise nelle ceneri a
beccare e raschiare, ma il ragazzo sottoforma di anello si trasform in vipera. Quando il gallo
raschiando e beccando si avvicin, con uno scatto la vipera lo morse alla testa. Ora che il diavolo
giaceva morto, il ragazzo riacquist sembianze umane e disse al re che razza di persona aveva avuto
come servo. Allora fu chiamato "l'allievo che supera il maestro", spos la principessa e divenne re
quando il vecchio sovrano mor.
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Il grande ladro.
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Un uomo aveva tre figli. I due pi grandi partirono per imparare a fare i falegnami, e quando
ritornarono, uno aveva imparato a forare, l'altro a forgiare un chiodo per il foro. Anche il pi giovane
part ed entr in una scuola di ladri, dove gli fu insegnato come rubare. Quando ritorn, il re venne a
sapere che era stato in una scuola di ladri, perci lo fece convocare e gli fece confessare la cosa. Quindi
gli impose il compito di rubare la carne di maiale dal suo solaio mentre due suoi uomini facevano la
guardia: se avesse fallito, sarebbe stato giustiziato. Dopodich il re chiam due suoi uomini e ordin
loro di fare la guardia. Ora, era accaduto da poco che un ladro fosse stato impiccato. Il ragazzo prese il
corpo, fece due buchi nel tetto del palazzo del re e spinse il ladro dentro uno dei buchi fino alle ascelle;
pi gi non poteva andare. Quando i guardiani nel solaio videro le gambe dell'uomo, pensarono che
fosse il ragazzo venuto a rubare la carne; lo afferrarono, ma non riuscivano a tirare gi il corpo. Nel
frattempo il ragazzo stava sul tetto e gridava ai due di lasciarlo andare, ma quelli si accanirono ancora
di pi per cercare di prenderlo. Mentre continuavano a darsi da fare a quel modo, il ragazzo si infil
nell'altro buco, prese la carne e strisci fuori di nuovo. La mattina dopo la port al re. Allora il re gli
impose un secondo compito: ordin al ragazzo di rubare il suo cavallo dalla stalla mentre un uomo
stava in sella, un altro gli teneva la testa e un terzo la coda. Se avesse fallito, avrebbe perso la testa. Il
ragazzo and a provarci. La stalla del cavallo del re era proprio sotto la cantina dei vini. Lui fece un
buco nel pavimento della cantina e lasci che il vino vi colasse dentro lentamente: cos gocciolava
proprio sopra l'uomo in sella. I guardiani se ne accorsero, il ragazzo lo fece scorrere un po' pi
velocemente, loro lo assaggiarono e scoprirono che era vino. Iniziarono a bere e si fecero sempre pi
loquaci mentre il vino dava loro alla testa. Alla fine tutto tacque: erano capitombolati a terra e si erano
addormentati. Il ragazzo port via il cavallo e lo condusse dinanzi al re. Ben fatto, pens il sovrano, e
impose un terzo compito al ragazzo: avrebbe dovuto rapire sia il parroco sia il suo sacrestano e
portarglieli entrambi, altrimenti sarebbe stato messo a morte. Il ragazzo riflett un attimo sulla
questione, poi nella notte si insinu nel campanile della chiesa e suon le campane. Il parroco and dal
sacrestano e gli chiese perch le campane suonassero, ma il sacrestano non lo sapeva e cos entrambi
andarono in chiesa. Quando entrarono, il ragazzo stava dinanzi all'altare vestito da prete; fece loro
cenno di passare dal portico. Gli chiesero chi fosse, ma lui rispose che era un angelo venuto a prenderli
per portarli via da quel luogo prima che fosse distrutto per la sua empiet, solo loro erano stati
riconosciuti innocenti e dovevano esseri portati in paradiso. Il parroco disse che non poteva essere cos,
erano peccatori, ma quella figura dinanzi all'altare disse che era tutto a posto, perch in aria sarebbero
stati trasformati come Enoch ed Elia - "Ed ecco la "regalia" celeste in cui dovete ficcarvi", aggiunse
indicando un sacco che aveva aperto accanto all'entrata del coro. I due vi entrarono e lui subito leg la
bocca del sacco. Quindi li trascin dal re, cos che ricevettero molti colpi durante il tragitto. Quando il
ragazzo apr il sacco, e il re vide il parroco e il suo sacrestano, cap che non era saggio mettere alla
prova quel ladro maestro, per il quale nessuna sfida sembrava troppo ardua. Allora gli diede dei tesori e
una buona rendita, cos non ebbe pi bisogno di rubare.
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La pentola.
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C'erano una volta marito e moglie, talmente poveri da possedere solo una mucca. Cos un
giorno la donna disse al marito di prendere la mucca e venderla - altrimenti sarebbero morti di fame,
disse. Mentre l'uomo camminava conducendo la mucca, incontr un vecchio che aveva sotto il braccio
una pentola a tre gambe. Il vecchio si ferm e chiese al pover'uomo dove stesse andando con la mucca.
Stava andando a venderla, rispose lui, poich a casa non avevano nulla di cui vivere. Il vecchio si offr
di comprarla lui. "Avrai in cambio questa pentola", disse. "No", rispose l'uomo, "non posso cedere la
mucca per una pentola." "Te ne verr del bene, se farai questo scambio con me", disse il vecchio.
"Questa pentola pu darti qualcosa che vale pi della mucca." Il pover'uomo ci pens, aveva paura
della reazione della moglie, ma quella strana pentola gli piaceva molto, e l'affare fu fatto. Diede
all'uomo la mucca, prese la pentola e torn a casa. Quando sua moglie vide la pentola e sent che non
aveva avuto altro in cambio per la mucca, stava per mettersi a piangere dalla rabbia. Gli fece una
ramanzina su quanto fosse stato stupido e poi scagli la pentola sotto il letto, cos forte da doverla
rompere, eppure quella rimase intera. Alla fine and a dormire furiosa. La mattina, quando marito e
moglie si alzarono, la pentola spunt da sotto il letto e disse: "Voglio uscire." "Va' via, pentolaccia!"
disse bruscamente la donna. La pentola corse fuori dalla porta e si diresse verso un edificio in cui c'era
una macina. Due ragazze stavano macinando il grano. Quando ebbero finito, una di loro disse:
"Accidenti! Non abbiamo niente per trasportare la farina." "Guarda!" disse l'altra. "C' una pentola l
in terra, usiamo quella!" Cos fecero e riempirono la pentola di farina. "Voglio uscire", disse la
pentola, e usc di corsa dalla porta. Le ragazze la inseguirono strillando e cercando di afferrarla, ma la
pentola sfrecci via cos velocemente che era impossibile riprenderla - e presto la persero di vista. La
pentola corse a casa con la farina, e quando la donna vide cosa aveva portato con s, divent pi gentile
nei suoi confronti. Si mise subito a impastare e cuocere le pagnotte e pi tardi, quando fu ora di andare
a dormire, pos con cura la pentola sotto il letto, pentendosi di ci che le aveva fatto la sera prima. La
mattina dopo, la pentola sbuc di nuovo da sotto il letto. "Voglio uscire." "Va', poverella!" disse la
donna. La pentola usc dalla porta ed entr da un fornaio. Il fornaio era indaffarato a tirare fuori il pane
dal forno e disse a un suo garzone: "Dannazione! Non so cosa fare con questo pane, non ho un posto
dove metterlo." "S che c': quella grande pentola l in terra", disse il ragazzo, "mettiamolo l dentro!"
Il fornaio fu d'accordo e riemp la pentola di pane. Quando ebbe finito, la pentola disse: "Voglio
uscire", e prese la porta. Il fornaio e il suo garzone le corsero dietro il pi veloce possibile, ma
inutilmente: la videro poco prima che sparisse, e cos rimasero a mani vuote. Quando la pentola torn a
casa con tutto quel pane, la donna fu ancora pi gentile nei suoi confronti, e la sera la pos con estrema
cura e delicatezza sotto il letto.
Ora avevano pane in abbondanza per un po'. La mattina dopo, la pentola venne di nuovo fuori
da sotto il letto: "Voglio uscire." "Va', cara!" disse la donna. La pentola si diresse verso una canonica
ed entr nella camera da letto del parroco e di sua moglie. Era abbastanza presto, i due stavano ancora a
letto; di solito non erano molto mattinieri. Il parroco era rimasto in piedi fino a tardi a contare i suoi
soldi, ma non aveva finito, c'era ancora molto da contare, e tutti i soldi stavano sul tavolo. Non riusciva
a darsi pace se non finiva quel lavoro, cos si alz dal letto e si rimise a contare senza neanche
prendersi il tempo per vestirsi. "Se solo avessi un contenitore! Dove metter tutti questi soldi?" disse
alla moglie. E lei rispose: "C' una grande pentola l vicino alla porta - non so come ci sia finita -,
mettiamoli l dentro dopo averli contati." Cos il parroco contava i soldi e li metteva nella pentola, che
si riemp fino al colmo. "Voglio uscire", disse allora e all'improvviso sfrecci fuori dalla porta. Il
parroco e la moglie le corsero dietro di gran carriera, lui davanti e lei dietro, entrambi in camicia da
notte, ma inutilmente: la videro poco prima che sparisse, e non ci fu la bench minima speranza di
sapere per quale strada fosse andata. Non rest loro che tornare in canonica disperati, seguiti dalla
gente che li derideva. La pentola corse a casa dalla povera donna con tutto quel denaro. Allora lei fu
contentissima e le disse che non sarebbe pi dovuta uscire, non ce n'era pi bisogno, ora erano ricchi.
La pentola non venne pi nascosta sotto il letto: la coppia la espose come ornamento della casa e non la
us mai per nulla. Ora possedevano abbastanza soldi per il resto della loro vita, e cos finisce la storia
della pentola.
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La regina bella e intelligente.
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Un re voleva sposare una donna che fosse sia bella che intelligente, ma non trovava nessuna che
lo soddisfacesse. Allora si vest da giovane poverello e si mise in viaggio in cerca di una moglie. La
sera giunse a una casa di gente povera e chiese alloggio. La coppia che abitava l disse che non avevano
un letto in cui accomodarlo, a meno che non lo avessero fatto dormire nel loro, che invece si sarebbero
sistemati sul pavimento. No, disse lo straniero, sarebbe stato lui a sdraiarsi in terra sulla paglia. Non
vedeva altre persone al di fuori dei due, cos chiese se ci fosse qualcun altro in casa. Ma loro mentirono
rispondendo che non c'era nessun altro. La mattina il re sent qualcuno filare a un fuso al piano di
sopra. "Dovete farmi vedere chi abita con voi", disse, "perch qui sopra c' qualcuno." La coppia fu
costretta a fargli conoscere la figlia - era lei che filava - ed era una delle pi belle fanciulle mai viste.
Al re piacque subito, ma pens che fosse troppo sconveniente per lui avere in moglie la figlia di due
poveri, quindi se ne and e non disse nulla. Tornato a casa, per, non aveva pace; pensava sempre a
quanto fosse bella quella ragazza. Tuttavia non sapeva se fosse anche intelligente. Decise cos di
metterla alla prova. Le scrisse una lettera allegando un piccolo rotolo di filo di seta e le chiese di
tesserci un tappeto. Lei gli rispose allegando alla lettera un bastoncino di legno e dicendogli di fare un
fuso con quello: allora gli avrebbe tessuto il tappeto. Il re vide che era tanto bella quanto intelligente,
quindi la fece portare alla reggia e la rese regina sposandola. Ma pose la condizione che lei non
s'immischiasse nelle faccende del regno.
Un giorno un poverello giunse in citt con una cavalla gravida, che fu messa nella stalla insieme
agli altri cavalli. La mattina la cavalla partor un puledro. Il piccolo stava in mezzo agli altri cavalli e
cos i loro proprietari presero anche lui. L'uomo si vedeva costretto a partire senza il puledro, allora
and a lamentarsi dal re, ma senza successo. A quel punto and dalla regina e le chiese un consiglio.
Lei gli disse che doveva prendere una lenza, andare su un banco di sabbia e immergerla, e a chiunque
fosse passato di l e gli avesse chiesto perch si comportava cos, lui doveva rispondere che come era
impossibile che potesse pescare dalla sabbia, altrettanto impossibile era che dei cavalli figliassero.
L'uomo segu il consiglio, la gente gli si fece intorno e gli chiese cosa stesse facendo, e lui rispose
come gli aveva detto la regina. Allora lo presero e gli chiesero chi glielo aveva insegnato, ma lui non
voleva rispondere. Perci fu messo in catene e torturato, finch non confess. Quando il re seppe che
era stata la regina a dare all'uomo quel consiglio, decise di ripudiarla, perch le aveva proibito di
immischiarsi nelle faccende del regno. Lei disse che dovevano tenere un banchetto prima di separarsi, e
poi chiese qualcosa di prezioso come ricordo prima di partire. Il re acconsent: poteva avere ci che
desiderava. Cos tennero il banchetto, la regina mise delle gocce soporifere nella bevanda del re, e lui si
addorment. Allora la regina prese un carro, vi leg un cavallo, vi mise sopra il re e part con lui in
direzione della casa dei suoi genitori. Lo fece stendere di sopra, nel letto in cui lei dormiva prima di
sposarsi. Quando al mattino il re si svegli, era pazzo di rabbia. Le chiese perch avesse fatto una cosa
del genere, e lei rispose che aveva il permesso di prendere qualcosa di prezioso, e cosa c'era di pi
prezioso da scegliere se non lui stesso? Per questo se l'era portato con s. Il re vide che non c'era niente
da fare, la regina era troppo intelligente: poteva tornare alla reggia con lui, disse, e aveva il permesso di
dare consigli su ogni questione del regno.
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Il troll nel monte.
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Un uomo e una donna avevano due figli. Un giorno i fratelli si misero in viaggio, ognuno per la
propria strada. Il minore giunse a una casa; qui trov un cavallo e una spada, quindi cavalc verso
un'altra casa, dove trov un cane, e poi giunse in una terza e in una quarta casa e vi trov in ciascuna
un cane. Dopo aver cavalcato un giorno intero, arriv in una grande citt. Qui la gente era terrorizzata e
piangeva a causa di un troll con dieci teste che ogni giorno esigeva una vittima da mangiare. Il troll
abitava su un monte, e lass dovevano portargli la loro offerta. Il giorno in cui era arrivato il giovane
c'era molta tristezza nella reggia, perch toccava alla principessa in persona essere sacrificata. Il re
aveva promesso sua figlia in sposa all'uomo che fosse riuscito a uccidere il troll, ma senza risultato. I
cani del ragazzo, Pietro il Saggio, Pietro il Forte e Pietro il Veloce, si riunirono e discussero su come
riuscire a uccidere il troll. Pietro il Saggio prepar un piano: Pietro il Forte avrebbe abbattuto il troll,
cos il ragazzo avrebbe potuto tagliargli le teste con la spada; Pietro il Veloce le avrebbe raccolte man
mano che venivano tagliate e portate al largo nuotando nel fiordo. Mentre tutto il popolo
accompagnava in lacrime la principessa sul monte, con il ragazzo e i suoi cani in testa, Pietro il Forte
corse avanti e abbatt il troll, il ragazzo lo colp con forza tagliandogli una testa con la spada ma, prima
che Pietro il Veloce potesse prenderla, quella ritorn al suo posto. Pietro il Forte disse a Pietro il
Veloce di essere pi rapido la prossima volta. Il ragazzo tagli di nuovo la prima testa, e stavolta Pietro
il Veloce fu lesto a prenderla e la port a nuoto nel fiordo.
E cos via finch tutte le teste furono mozzate. Il ragazzo aveva tagliato tutte le lingue e le
aveva messe nel fazzoletto della principessa. Stanchi della battaglia, lui e i suoi cani si
addormentarono, e la principessa con loro. Mentre dormivano venne un furfante, prese la principessa e
il fazzoletto - e le leg un pezzo di legno in bocca perch non parlasse - e poi decapit il ragazzo.
Quindi and dal re e gli disse che aveva ucciso il troll, mostrandogli le lingue nel fazzoletto. Quando i
cani si svegliarono, furono addolorati dal vedere il loro padrone senza testa. Si precipitarono a
riportarla a posto, ma gliela misero al contrario! E n riuscivano a girargliela n avevano una spada per
tagliargliela ancora e rimetterla nel verso giusto, perch anche quella era stata rubata. Pietro il Veloce
corse allora in citt a prendere in prestito una spada, e Pietro il Forte tagli di nuovo la testa al ragazzo
- era tutto un piano di Pietro il Saggio. Cos i cani rimisero la testa del loro padrone al suo posto,
stavolta nel verso giusto, e lui ritorn in vita. Quando giunsero in citt, si stava per celebrare il
matrimonio tra la principessa e il furfante che aveva detto di averla salvata. Lei, poverella, non ne
aveva nessuna intenzione, ma il re suo padre aveva giurato di darla in moglie a quell'uomo. Mentre
sedevano alla tavola nuziale, il ragazzo fece passare il suo cavallo davanti alla finestra. La principessa
lo riconobbe, salt su e disse che chi possedeva quel cavallo aveva ucciso il troll. Il ragazzo fu invitato
a entrare e raccont tutto ci che era successo. Il furfante non fu in grado di dare una spiegazione
convincente, quando gli fu chiesta, e fu costretto a confessare il misfatto. Cos venne condannato e
giustiziato. Il ragazzo spos la principessa ed ebbe il regno quando il vecchio re mor. I cani rimasero
suoi fedeli servi per sempre.
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Il ragazzo che fu rapito dalla sirena.
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C'erano una volta un uomo e una donna che non avevano altro di cui vivere se non il poco che
l'uomo riusciva a ricavare dalla pesca. Un giorno in cui lui era uscito a pesca e sedeva vicino alla lenza,
una sirena sal dagli abissi e gli disse: "Se mi dai ci che tua moglie porta sotto la cintola, pescherai
sempre qualcosa." L'uomo non ci pens su due volte, e le promise che poteva prenderlo. La sera,
quando torn a casa, disse alla moglie che ora avrebbe pescato sempre qualcosa, ma che lei avrebbe
perduto le chiavi che portava sotto la cintola, e le raccont quel che aveva promesso alla sirena. La
moglie si incup: "Lo sai che porto molto pi delle sole chiavi sotto la cintola e che aspetto un
bambino." Anche l'uomo divenne triste, ma non c'era nulla da fare, una promessa  una promessa. La
volta successiva che usc a pescare, l'uomo aveva con s le chiavi della moglie e le butt in mare. Il
tempo pass e venne il giorno in cui la donna partor un promettente bambino. Il ragazzo cresceva e la
madre lo controllava sempre con attenzione. Compiuti i diciotto anni, i genitori ritennero che non ci
fosse pi pericolo per lui e cos gli concessero di andare a pesca col padre. Un giorno che erano stati in
mare e tornati a terra, il padre scese dalla barca, ma in quel momento sopraggiunse un vortice marino
che trascin al largo la barca col ragazzo, facendola sparire. L'uomo torn a casa afflitto. Il ragazzo
nella barca non si accorse di nulla finch arriv su una spiaggia. Un uomo gli venne incontro e gli
disse: "Chi giunge qui ha un difficile compito: devi provare, per quel che ti  possibile, a liberare una
fanciulla che  stata immobilizzata a terra con la magia." Quindi mostr al ragazzo quale via
percorrere. "Dopo che avrai fatto un po' di strada, vedrai due fanciulle che inizieranno a chiamarti a
gran voce; ma per quanto urlino, non dovrai rispondere. Dopo che avrai fatto un altro po' di strada,
troverai una terza fanciulla sepolta nella terra. Da lei dovrai andare e fare ci che ti chieder." Il
ragazzo si mise in marcia e incontr le due fanciulle che lo chiamavano urlando, ma non si volt n
rispose loro. Prosegu il suo cammino e giunse dalla terza fanciulla. "Da tempo ti aspetto, ora sei
venuto", disse lei. Quindi gli spieg cosa doveva fare per liberarla. "Dovrai dormire tre notti in quella
casa. Saranno tre notti difficili, perch verranno molti troll quando ti addormenterai; inizieranno a
spingerti, scuoterti, strattonarti, darti fastidio, a urlarti e strillarti nelle orecchie; ma tu non dovrai n
reagire n prestare loro attenzione, qualsiasi cosa ti facciano; alla fine perderanno la loro forza e la loro
potenza, cos mi liberer dalla terra." Lui promise di fare tutto ci che poteva per aiutarla; lei gli diede
un libro da leggere per non badare ai troll, ma se avesse sentito venir meno le forze avrebbe dovuto
posarlo. Quando il giorno giunse a conclusione entr nella casa e a mezzanotte, mentre giaceva a letto,
sent un terribile fracasso: erano i troll venuti con baccano e frastuono. "Ci sono cristiani qui dentro",
gridarono mettendosi a danzare. Poi raggiunsero il letto e iniziarono a pizzicarlo e tirarlo, ma per
quanto gli dessero fastidio e lo prendessero in giro, non riuscirono a farlo reagire. Quando stava per
albeggiare, fuggirono tutti. Al mattino lui and dalla fanciulla e le disse come era andata. "Questa 
stata una notte molto coraggiosa", comment lei, "ne rimangono due, una peggiore dell'altra. Ora vedi
che sono uscita un po' fuori dalla terra, fino alle ginocchia, mentre le altre due fanciulle hanno
cominciato a sprofondare." La sera rientr nella casa e, poco dopo che si era coricato, vennero i troll
facendo baccano. "Ci sono cristiani qui dentro", gridarono, e andarono subito verso il letto per
attaccarlo. Lo spinsero, lo strattonarono e lo pizzicarono, gli tolsero la coperta, lo tirarono di qua e di
l, gli urlarono e strillarono nelle orecchie, ma non riuscirono a farlo parlare. Alla fine sent che stava
per svenire e pos il libro, allora i troll pensarono che fosse morto, e danzarono e cantarono fino al
sorgere del sole. Al mattino, quando si alz, il ragazzo era terribilmente spossato, come se avesse fatto
un lungo viaggio. Torn dalla fanciulla. "Ora sono salita fino alle caviglie", disse lei, "mentre le altre
due hanno solo la testa fuori dalla terra; adesso  rimasta la notte pi difficile - se sopravvivrai, sar
libera. I troll accenderanno un fuoco e cercheranno di buttarti dentro, ma aspetta che io mi liberi dalla
terra, cos potr aiutarti." La terza notte fu svegliato a mezzanotte da un terribile frastuono; i troll
arrivarono con un tumulto e circondarono il letto per spingere, strattonare, pizzicare, tirare quel povero
ragazzo, ancora peggio delle altre volte. Gli ficcarono le dita negli occhi, urlarono, gridarono e
strillarono, ma lui non mosse un muscolo. Alla fine pos il libro, stremato. I troll pensarono che fosse
morto e iniziarono a danzare. Ma appena guardarono di nuovo verso il letto, urlarono: "Non  ancora
morto! Accendiamo un fuoco e bruciamolo!" Allora presero a raccogliere la legna e fecero un fal.
Quando il fuoco inizi ad ardere, lo tirarono fuori dal letto e lo gettarono tra le fiamme; ma in quel
momento arriv la fanciulla e lo afferr al volo. Allora tutti i troll scapparono fuori dalla porta urlando
e strepitando. "Sei stato pi fedele di quanto mi aspettassi", disse la fanciulla. "Hai fatto s che io mi
liberassi e le altre due sprofondassero nella terra. Questa casa  mia, rivestiamola di assi rosse e
rimettiamola in sesto." Cos i due si sposarono. Qualche tempo dopo il ragazzo le disse che voleva
andare e trovare i suoi genitori, ma non sapeva come trovare la via. Poteva andare, disse la ragazza, ma
gli proib severamente di parlare di lei e di menzionare la loro casa, altrimenti le cose sarebbero andate
male. Quindi gli diede un bracciale. Aveva il potere di realizzare all'istante qualsiasi desiderio di chi lo
indossasse. Il ragazzo desider di essere a casa dai suoi genitori e in un batter d'occhio si trov l.
Chiese ospitalit, ma loro non lo riconobbero e dissero: "Siamo cos poveri che non abbiamo i mezzi
per ospitare stranieri, meno che mai un lappone." Allora lui rivel di essere loro figlio e di essersi
sposato. I genitori ne furono oltremodo contenti, perch pensavano che non l'avrebbero pi rivisto. La
domenica successiva un grande proprietario terriero tenne nelle vicinanze un banchetto nuziale e tra le
altre persone fu invitato anche lo straniero appena arrivato. Quando si misero a tavola, il contadino
mostr a tutti la moglie e disse che nessuno aveva mai visto donna pi bella. Allora l'ospite straniero
ribatt che sua moglie era molto pi bella, e cos i due cominciarono a discutere. "Devo per osare
desiderarla qui", disse l'ospite. Usc dalla porta, prese il bracciale e desider che la moglie fosse l al
suo fianco. E lei subito comparve. Lui entr, la mostr agli ospiti del matrimonio e chiese se qualcuno
avesse mai visto una donna cos bella. No, risposero tutti, nessuno poteva eguagliarla, e anche il
contadino fu d'accordo. La notte la donna dorm con il marito, ma al mattino, quando lui si svegli, lei
era sparita insieme al bracciale. Ora il ragazzo era terribilmente dispiaciuto di non aver rispettato la sua
richiesta. Voleva tornare da lei, ma la strada era immensamente lunga e non sapeva ritrovarla.
Nonostante tutto salut i genitori e si mise in viaggio. Dopo aver camminato per diversi giorni senza
sapere che direzione prendere, incontr due giganti che stavano litigando per uno stivale. Chiese loro
perch si comportassero cos. E quelli risposero: "Siamo qui da sette anni. Nessuno dei due vince,
nessuno dei due perde, ma chi indossa lo stivale pu fare quindici miglia a ogni passo. Acci! Scorre
sangue cristiano in te, decidi tu per noi!" "D'accordo", disse il ragazzo, "ora getto lo stivale in aria, e
chi lo prender quando ricade, lo avr." I giganti la ritennero una buona soluzione. Il ragazzo prese
quindi lo stivale e lo gett in aria, ma in modo tale che potesse essere lui stesso a riprenderlo al volo.
Cos si affrett a indossarlo e con un passo balz quindici miglia lontano dai giganti. I due all'inizio
rimasero sconcertati, ma poi lo rincorsero insieme, furiosi, e finirono per morire entrambi. Grazie allo
stivale il ragazzo poteva ora procedere molto velocemente, come si pu ben immaginare, e presto fu
davanti alla porta di casa della moglie. Quando vide che ogni cosa era rivestita di nero, lo prese una tale
angoscia che non os entrare. Mentre camminava avanti e indietro l fuori, usc una cameriera. Le
chiese cosa fosse successo di cos grave, e lei rispose che l viveva una vedova che si disperava
terribilmente perch il marito era sparito e non sarebbe pi ritornato - pensava fosse morto. Mentre
parlavano usc anche la padrona di casa, lo invit a entrare e inizi a lamentarsi con lui. Allora il ragazzo le rivel di essere suo marito. Lei pianse di gioia, e la prima cosa che fecero fu di rivestire di nuovo la casa di assi rosse, come avevano gi fatto insieme. L'ultima volta che ho sentito loro notizie, le cose andavano bene.
...
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...
Il ragazzo che salv la principessa dal troll del mare, ovvero L'asino grigio.
...
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...
C'era una volta un re che aveva una figlia. Una sera, mentre lei passeggiava gi alla spiaggia, fu
rapita da un troll del mare, e il re sprofond nel dolore. Ora c' da dire che un ragazzo povero ma
intelligente giunse alla reggia e vi prese servizio. Presto il re fu cos soddisfatto di lui che lo volle
accanto a s; ma questo caus l'invidia dei suoi uomini, che calunniarono il ragazzo accusandolo di
aver dichiarato di poter catturare l'uccello che aveva perso la bella piuma che il sovrano aveva trovato
recentemente. Il sovrano ordin al ragazzo di andare a cercare l'uccello: se non glielo avesse portato,
avrebbe perso la vita. Il ragazzo disse che gli uomini avevano mentito, ma il re non volle sentire
ragioni. Mentre vagava sconsolato giunse in un bosco e a una casa, dove sedevano tre donne anziane.
Gli chiesero perch fosse cos triste, lui raccont la ragione, cos promisero di aiutarlo: "Devi uscire la
mattina presto e sparare a un leone, allora noi tre chiameremo a raccolta tutti gli uccelli per leccare il
sangue." And cos e il ragazzo cattur l'uccello. Gli uomini lo calunniarono di nuovo dinanzi al re
dicendo che si era vantato di questo: se avessero versato in strada tre barili di chicchi di grano quando il
re entrava in chiesa, lui li avrebbe raccolti tutti prima che il re fosse uscito. Il sovrano convoc il
ragazzo e gli impose questo compito, alle stesse condizioni precedenti. Il ragazzo and di nuovo nel
bosco dalle donne, le quali gli promisero di aiutarlo e di far s che gli uccelli del cielo raccogliessero i
chicchi di grano. Quando il re usc dalla chiesa, il compito era stato eseguito.
Gli uomini mentirono una terza volta dicendo che il ragazzo aveva dichiarato di essere in
grado di riportare a casa la figlia del re dal mare. Subito il re lo mand a chiamare e gli impose questo
compito. Il ragazzo torn in lacrime dalle donne del bosco, che gli consigliarono: "Prendi in prestito la
nave del re e porta con te tre barili di carne salata. La nave viagger da sola e si fermer dove dovr.
Lungo la strada verr un drago che vorr inghiottire la nave con il suo equipaggio; dovrai lanciargli una
parte della carne salata e conservare il resto da portare con te quando sarai calato in mare. Il ragazzo
fece come gli avevano consigliato le donne, e tutto and come avevano detto. Quando la nave si ferm,
lui fu calato in mare. Giunse a un cancello dove c'erano tre draghi, e lanci loro la carne salata, poi
giunse a un secondo cancello dove c'erano tre cani, e anche a loro lanci la carne salata. Quindi giunse
al terzo cancello e l davanti c'erano tre cigni che cantavano gentilmente. Entr, trov la principessa e
le spieg la sua missione, ma lei lo implor di fuggire subito, prima che tornasse il gigante e lo
uccidesse. Non senza di lei, disse lui. Poco dopo venne il gigante e trov il ragazzo: "Acci, cibo
delizioso stasera!" Terribile era a guardarsi, con sette teste. Il ragazzo disse che era venuto in cerca
della principessa. "Se riuscirai a portare a termine le tre prove che t'imporr, sarete liberi entrambi.
Nasconder la fanciulla tre volte, e se riuscirai a trovarla ogni volta, potrete andarvene da qui." Il
gigante pensava che fosse un'impresa impossibile. La principessa disse al ragazzo di andare dall'asino,
che stava nella stalla, a chiedere aiuto. L'asino gli spieg la prima prova: ci sarebbero stati tre chicchi
d'orzo in un barile in soffitta, la principessa era il chicco in mezzo, per poterla prendere doveva avere
con s delle forbici e dire: "Taglio", ma prima doveva far finta di cercare in tutti gli altri posti. Il
ragazzo fece come gli era stato detto e quando avrebbe dovuto tagliare, la ragazza grid: "Sono qui."
Quindi torn dall'asino, che gli spieg la seconda prova: ci sarebbero stati tre fili sotto un tavolo, uno
rosso, uno giallo e uno verde, la principessa era quello giallo in mezzo. La terza prova: tre festuche in
un pozzo, la principessa era la festuca in mezzo. Il ragazzo super tutte le prove, ma il gigante s'infuri
e gliene impose altre tre: ora sarebbe stato il ragazzo a nascondere la fanciulla, e lui a cercarla; se
l'avesse trovata anche solo una volta, loro avrebbero perso e non sarebbero stati liberi. Il ragazzo and
dall'asino, che trasform la principessa: prima in un pelo delle sue narici, poi in un pelo tra i suoi
zoccoli, e infine in un pelo della sua coda. Il gigante fin per rinunciare a cercare tutte e tre le volte, e
cos il ragazzo vinse. Ma ora il gigante era pi furioso che mai e non voleva lasciarli andare. Mentre era
fuori nel bosco, la fanciulla mostr al ragazzo un vasetto dicendogli che se ne avesse bevuto il
contenuto sarebbe diventato pi forte, tanto da brandire la spada del gigante. A sera il gigante torn a
casa e mise le teste in grembo alla principessa - poich ogni sera lei doveva spidocchiarle tutte - e poi
si addorment. Il ragazzo fu lesto a tagliargli tutte e sette le teste in un sol colpo. La punta della spada
aveva penetrato la coscia della principessa, ma la ferita fu guarita con l'unguento del vasetto. I due
ripulirono la caverna di ogni cosa di valore e se ne andarono, portando l'asino con loro. La principessa
fu issata per prima sulla nave, poi l'asino e i tesori che avevano preso. Il ragazzo si leg alla corda per
ultimo, ma i marinai, dopo averlo tirato su a pelo d'acqua, tagliarono la corda, cos ricadde in acqua
con uno schianto e si fer. Allora si ricord del vasetto, si trascin fino alla caverna, si spalm
l'unguento sul corpo e guar. I marinai spiegarono la vela, ma la nave non si muoveva. Alla fine furono
costretti a calare di nuovo la corda e tirare su il ragazzo, e solo allora la nave prese a muoversi. Ma
dopo un po' lo buttarono fuoribordo. Un troll del mare lo prese, il ragazzo gli raccont cosa gli era
capitato e l'altro lo port dritto sulla terraferma. Quando la nave approd, il re era felicissimo di aver
ritrovato la figlia. I marinai dissero che erano stati loro a salvarla, ma lei disse chiaro e tondo che
mentivano. Il re chiese del ragazzo, ma gli uomini risposero che non sapevano che fine avesse fatto. Un
giorno, mentre la principessa sedeva triste a cucire, vide il ragazzo passare davanti alla finestra, allora
usc e gli grid di entrare. Insieme raccontarono al re del comportamento scorretto che avevano avuto i
marinai. Lui credette alle loro parole e diede in sposa la figlia al giovane. Lo stesso giorno in cui la
coppia si spos, la ciurma fu arsa sul rogo. Ora che era diventato principe, il ragazzo si ricord delle tre
donne che lo avevano tanto aiutato; ma quando and a cercarle nel bosco, la loro dimora era sparita.
...
.
...
L'asinello grigio dietro la porta.
...
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...
C'era una volta un ragazzo cui morirono i genitori. In eredit non gli avevano lasciato null'altro
che un vecchio fucile senza sicura. Cos si mise in viaggio in cerca di lavoro e giunse in una tenuta. Qui
gli fu permesso di restare e ogni giorno andava nel bosco a cacciare con gli altri inservienti. Era
talmente fortunato che colpiva pi cacciagione lui con il suo fucile sgangherato di tutti gli altri dotati di
ottime armi. Il padrone della tenuta gli diede allora un fucile nuovo, ma gli altri inservienti gli
divennero ostili e complottarono per trovare un modo di farlo uccidere. Sapevano che la moglie del
padrone era sparita, e cos dissero all'uomo che il ragazzo aveva dichiarato di essere in grado di
ritrovarla. Invano il ragazzo giur al padrone che era una menzogna e che non aveva mai detto una cosa
simile. Il padrone gli disse che avrebbe perso la vita se non gli avesse riportato subito la moglie. Allora
il ragazzo gett il fucile buono e riprese quello vecchio e inizi a vagare sconsolato. Dopo aver
percorso un po' di strada nel bosco vide un leone e un bambino troll lottare. Il piccolo stava per
soccombere, chiam il ragazzo urlando e gli chiese di sparare al leone: sarebbe stato ricompensato
generosamente. Cos il ragazzo spar al leone e lo uccise. Il bambino troll ne fu davvero felice e invit
il ragazzo a casa dai suoi: nessuno gli avrebbe fatto del male. Giunti a casa, i due vecchi troll erano
davanti alla porta e chiesero al figlio cosa ci facesse con quel ragazzo di sera. Lui raccont ci che era
successo e cos i due divennero gentili con l'ospite. Dopo aver cenato, l'anziana coppia and fuori a
guardare le stelle, ma una volta rientrati, il bambino troll port fuori il ragazzo e gli disse: "Domani,
quando te ne andrai, mi sar chiesto di venire con te nella stalla dove potrai scegliere il cavallo che
vuoi. Tu dovrai dire che non vuoi altro che l'asinello grigio dietro la porta:  il pi adatto per te, visto
che sei cos povero." Il ragazzo fece come gli aveva consigliato il bambino troll ed ebbe l'asino,
sebbene i due anziani fossero riluttanti a darlo via. Il bambino troll lo accompagn sulla strada e,
quando si dovettero separare, gli diede un oggettino simile al bocchino di un flauto, sottile da un lato e
largo dall'altro, dicendogli che, qualora si fosse trovato in grave pericolo, avrebbe dovuto soffiare dal
lato sottile. Il ragazzo lo ringrazi e si mise il bocchino in tasca. Dopo aver percorso un po' di strada,
l'asino parl e gli chiese perch era cos triste. Lui disse che avrebbe perso la vita se non avesse
ritrovato la moglie del padrone che era scomparsa.
L'asino gli disse di non preoccuparsi e gli promise di aiutarlo: "Sali sulla mia groppa e
andiamo dal padrone; gli dirai di procurarti nove costolette di maiale, nove capretti, nove pelli di
cavallo e un mazzo di chiavi con tutte le chiavi della moglie." Il ragazzo segu il suo consiglio e gli fu
dato tutto ci che aveva chiesto, mentre l'asino lo aspettava fuori. Quindi dovette mettere tutto ci che
aveva ricevuto sulla groppa dell'asino e sedersi lui stesso sopra. Dopo aver percorso un bel tratto di
strada, fu come se stesse per piovere fuoco su di loro. "Butta subito le costolette di maiale nel fuoco!"
disse l'asinello grigio, e appena il ragazzo lo ebbe fatto, il fuoco prese a bruciare le costolette, cos che
entrambi si allontanarono illesi. "Questa tempesta di fuoco  stata scatenata contro di noi dalla strega
che ha rapito la moglie del padrone", disse l'asinello grigio. Accelerarono il passo, ma dovettero
fermarsi di nuovo, perch era come se stesse per piovere altro fuoco su di loro. "Butta subito i capretti
nel fuoco!" disse l'asinello grigio, e le fiamme presero a bruciare i capretti cos che il ragazzo e l'asino
si allontanarono sani e salvi. Giunsero infine alla casa della strega. L'asinello si ferm fuori e disse al
ragazzo: "Ora dovrai entrare in casa della strega, ma non ti devi spaventare, per quanto sia orribile a
vedersi. Ha il collo come quello di un montone, il muso come quello di un cavallo e i piedi come quelli
di un'oca. Dovrai chiederle di darti la donna che ha rapito." Quando il ragazzo entr, la strega stava
vicino al fuoco. Le chiese di dargli la donna che aveva rapito. "Non prima di averla nascosta io due
volte e tu una", disse lei. "Se tu la trovi entrambe le volte che io la nascondo, e io non la trovo la volta
che la nascondi tu, allora sar tua, altrimenti nulla da fare." La prima volta toccava alla strega
nascondere la donna. Nel frattempo il ragazzo stava fuori con l'asino che gli disse dove cercare: "Prima
fa' un po' finta, come se cercassi dappertutto, perdi un po' di tempo! Poi chiedi alla strega di darti le
chiavi della cassettiera e tira fuori tutti i cassetti. Quello in fondo  pieno di bordini, tu tagliali tutti,
l'ultimo  rosso, e l si trova la donna." Il ragazzo fece ogni cosa che gli aveva consigliato l'asino, e
quando avvicin le forbici al bordino rosso, sent urlare: "Non mi tagliare! Non mi tagliare!" La strega
nascose la ragazza per la seconda volta, e l'asino disse al ragazzo: "Chiedile di mostrarti il forno, 
pieno di pane, tiralo fuori tutto e spezza quello che  pi all'interno, perch l si trova la donna." Il
ragazzo fece come gli era stato detto, ma nel momento in cui stava per spezzare il pane pi in fondo al
forno, sent urlare: "Non spezzarmi! Non spezzarmi!" La strega era furiosa, e il ragazzo era felice. Ora
toccava a lui nascondere la donna per la terza volta, cos torn dall'asino che gli disse: "Mettila tra i
peli lunghi che ho dietro l'orecchio, non la trover di certo." Il ragazzo ubbid. La strega cerc dentro e
fuori, di sopra e di sotto, ma alla fine dovette rinunciare a trovarla. Ora il ragazzo aveva superato tutte
le prove che gli erano state imposte e poteva condurre la donna a casa. Seguendo il consiglio dell'asino,
chiese alla strega di dargli un cavallo per la moglie del padrone, ma la vecchia si rifiut. Cos si misero
in marcia. Dopo aver percorso un po' di strada, giunsero a un albero, e l'asinello grigio disse al
ragazzo: "Ora dovrai scavare una fossa profonda vicino a questo albero e spingermi dentro. Quindi
dovrai coprire la fossa con tutte le pelli di cavallo e poi arrampicarti sull'albero e far tintinnare il pi
forte possibile il mazzo di chiavi. Inizierai a sentire un terribile baccano gi nella fossa, e a un tratto ne
verr fuori il cavallo per la donna, pazzo furioso; allora dovrai essere rapido a lanciare il mazzo di
chiavi sul suo collo, cos rimarr immobile." Il ragazzo fece come gli aveva detto l'asino, e quando il
cavallo usc dalla fossa galoppando lui fu velocissimo a lanciare il mazzo di chiavi sul suo collo. Cos
l'animale s'immobilizz. La donna sal in groppa al cavallo, il ragazzo all'asino e cavalcarono finch
giunsero su un'altura da cui potevano vedere la tenuta del padrone. Sotto di loro c'era una valle
profonda e oltre un'altra altura. Scesi a valle l'asino disse al ragazzo: "Io ti ho aiutato, ora tu devi fare
un favore a me e uccidermi. Devi tagliarmi la testa e la coda, scuoiarmi, mozzarmi le zampe e mettere
la testa dove stava la coda con il muso rivolto all'interno. Tutto deve essere messo al contrario: al posto
del collo la coda con i peli verso l'interno. Devi girare gli zoccoli delle zampe e ricucirmi la pelle con i
peli verso l'interno." Il ragazzo era riluttante ma alla fine accett di fare tutto questo. E una volta finito,
l'asino si alz in piedi e divenne un bellissimo principe. Disse di essere un principe inglese. Quindi
entrambi si misero in cammino insieme alla moglie del padrone a cavallo, finch arrivarono alla tenuta,
tutti felici. Ma l'accoglienza fu ben diversa da quel che si aspettavano. Gli inservienti li avevano visti
quando si erano fermati sull'altura al di l della valle, e avevano detto al padrone che il ragazzo aveva
giaciuto con sua moglie nella valle. Per questo ci avevano messo cos tanto tempo ad arrivare. Fu
dunque convocato il consiglio e furono tutti condannati all'impiccagione. Il ragazzo fu il primo a essere
issato sul patibolo, ma mentre era l appeso, gli venne in mente il bocchino che aveva ricevuto dal
bambino troll. Lo tir fuori dalla tasca, vi soffi dentro e subito comparve il bambino con un terribile
esercito di troll. I troll presero il padrone, i suoi inservienti, il consiglio e l'altra gente che stava l e li
uccisero tutti. Quindi liberarono il ragazzo dalla forca e se ne andarono. Erano sopravvissuti solo loro
tre: il ragazzo, il principe e la moglie del padrone. Il ragazzo spos la donna, e il principe ritorn in
Inghilterra per governare il suo regno portando con s la coppia di novelli sposi. E vissero felici e contenti.
...
.
...
Fiuto.
...
.
...
Un uomo e una donna avevano un figlio. Una volta diventato adulto, si mise in viaggio.
Cammina e cammina, giunse in un grande bosco. In questo bosco c'era una casa. Lui vi entr e si
nascose. La sera il gigante rientr - poich la casa apparteneva a un gigante che stava fuori tutto il
giorno e ritornava la sera. "Sento odore di cristiani", disse, e si mise ad annusare in ogni angolo. Il
ragazzo tremava dalla paura, inutilmente cerc di rannicchiarsi il pi possibile, il gigante lo trov lo
stesso. "Acci acci! Benvenuto! Da tempo desideravo qualcuno che mi preparasse da mangiare e
mantenesse pulita la casa, e ora questo sar il tuo compito." Il ragazzo divenne triste, ma non serv a
nulla; doveva rimanere l. Il gigante gli diede le chiavi di tutte le stanze che doveva mantenere pulite,
tranne una in cui gli proib di entrare: "Se ci entri, lo vedr", gli disse, "perch io vedo tutto." Un
giorno, mentre il ragazzo era solo in casa, gli frull in testa il pensiero che avrebbe dovuto spiare cosa
c'era in quella stanza; il gigante non l'avrebbe di certo visto. Cautamente mise la mano sul chiavistello,
ma nel momento in cui stava per sollevarlo, qualcuno dall'interno salt contro la porta, graffiando,
grattando e urlando: "Scegli me, scegli me!" Cos il ragazzo non ebbe il coraggio di aprire. La sera il
ragazzo era in apprensione, ma il gigante non gli disse niente. La stessa situazione si ripet per i giorni
a venire, ogni volta che il ragazzo provava a sollevare il chiavistello, qualcuno dall'interno graffiava,
grattava e urlava: "Scegli me, scegli me!" e lui non osava entrare. Una sera il gigante torn a casa
molto malato, e disse al ragazzo: "Acci acci, credo di stare per morire; quando sar morto, mi taglierai
in tre parti e mi porterai al mare, ma prima di morire esaudir un tuo desiderio." Il ragazzo rimase a
lungo a pensare cosa scegliere, poi gli venne in mente ci che aveva sentito gridare da dentro la stanza:
"Scegli me!" Cos disse che aveva voglia di vedere cosa c'era nella stanza in cui non era mai entrato.
"Acci acci, hai scelto bene", disse il gigante, e mor. Il ragazzo fece tutto ci che il gigante gli
aveva chiesto, poi si diresse verso la stanza e la apr. Ogni cosa l dentro era silenziosa e immobile, a
eccezione di un cane nero che gironzolava. Il ragazzo lo fece uscire e insieme lasciarono la casa del
gigante, lui davanti e il cane dietro. Il ragazzo procedeva senza una meta, cos il cane chiese se poteva
stare davanti lui. Dopo aver camminato un po' si volt e disse al ragazzo: "Non sei un tipo curioso?"
"Perch?" chiese il ragazzo. "Non mi hai chiesto come mi chiamo", rispose il cane. "Come ti chiami?"
"Mi chiamo Fiuto." Camminarono per un lungo tratto e per molto tempo, finch giunsero alla reggia.
L c'era molta tristezza: il figlio del re era scomparso da tempo e nessuno aveva sue notizie, tanto che si
credeva fosse morto. Inoltre un bellissimo cespuglio di rose era scomparso dall'orto reale, tutte le
chiavi del re erano sparite, e le mucche, da tempo, non davano pi latte ogni mattina: sebbene ci fosse
sempre qualcuno di guardia alla stalla, non si riusciva a scoprire chi andava ogni volta a mungere le
mucche reali. Fiuto disse al ragazzo di entrare nella reggia e chiedere il permesso di estrarre il carbone.
Lui lo fece ed ebbe il permesso dal re di lavorare nella miniera di carbone. Ma il capo minatore non
vedeva di buon occhio il ragazzo e lo tenne a lavorare vicino a s, lontano dagli altri operai. Mentre il
capo minatore stava l a guardarlo, lui scavava con tutte le sue forze e il cane non si faceva vedere, ma
appena il capo se ne and, il cane arriv, prese la piccozza tra le zampe e scav al posto del ragazzo
con tale velocit e ardore che pezzi di carbone volavano ai lati delle loro orecchie. Quando il capo
torn la sera per vedere il lavoro fatto, c'era pi carbone e meglio tagliato dal ragazzo straniero che da
tutti gli altri operai messi insieme. Il capo and dal re e disse che quel ragazzo non gli piaceva, non era
normale estrarre tanto carbone, e per di pi aveva un cane nero, perci riteneva che alla reggia fosse
giunto il diavolo in persona. Il re pensava che un lavoratore cos valido, che non aveva fatto niente di
male, non dovesse essere cacciato. Il capo inizi a mentire dicendo che il ragazzo aveva affermato di
sapere dove si trovasse tutto ci che era sparito dalla reggia, e come fare per riaverlo, aggiungendo che
era un compito semplice per lui, se solo lo avesse voluto. Il re fece convocare il ragazzo e gli parl
aspramente dicendo che doveva subito fare ci che aveva dichiarato: se ci fosse riuscito, avrebbe avuto
sua figlia in sposa, ma se avesse fallito, avrebbe pagato con la vita. Il ragazzo, prostrato, divenne triste:
avevano mentito, disse, lui non aveva mai affermato niente del genere, n sapeva che era sparito
qualcosa dalla reggia. Ma il re disse che il capo minatore non aveva mentito su di lui e ribad irato che
se non avesse recuperato tutto, avrebbe perso la vita. Il ragazzo ora vagava affranto, cos and dal cane,
gli raccont cosa era accaduto e gli chiese un consiglio. "Non  un grosso problema", disse Fiuto, "va'
dal re e chiedigli cento grammi di sale, poi torna da me." Il ragazzo ubbid e torn con un sacco pieno
di sale. "Ora possiamo partire", disse il cane, e si misero in viaggio. Fiuto portava il sacco di sale.
Camminarono a lungo finch giunsero a un'altissima montagna. Il ragazzo pensava di non riuscire a
scalarla, ma Fiuto promise di aiutarlo. Cos si arrampicarono e raggiunsero una pianura. Qui
proseguirono per un lungo tratto finch arrivarono a una casa. "Ora dobbiamo salirci sopra", disse
Fiuto, cos si arrampicarono sul tetto e si misero a guardare dentro attraverso una finestrella.
All'interno della stanza c'erano un uomo, una donna e una ragazzina vicino al camino. Nel camino era
acceso un fuoco e una grossa pentola piena di latte era appesa a bollire, proprio sotto la finestrella.
Fiuto disse al ragazzo di slegare la corda del sacco, prendere il sale e versarlo attraverso la finestrella,
ma non tutto in una volta: doveva spargerlo come quando cade la neve o la grandine. Mentre i tre
sedevano intorno alla pentola l'uomo disse alla donna: " meglio chiudere la finestra, sta nevicando
nella pentola." "No", disse la donna, "non lo fare, altrimenti moriremo affumicati." Il ragazzo vers
tutto il sale fino a vuotare il sacco. Il latte era cotto, la pentola fu tolta dal fuoco e tutti erano pronti a
mangiare. L'uomo disse che era strano che il latte fosse tanto salato. "Salato?" disse la donna. "Questo
 latte dolce, sono appena stata nella stalla del re a mungere le mucche, il latte proviene da l." Ma lui
chiese alla donna di assaggiarlo e cos lei non ebbe pi nulla da ridire. Mentre chiacchieravano di molte
cose la donna sorrise e prese a dire: "Non sanno cercare bene alla reggia, non riescono a trovare le
chiavi, se solo avessero cercato sotto la grande cassettiera." Dopo un po' l'uomo disse di avere molta
sete, ma non c'era acqua a portata di mano, quindi dovette mandare la ragazzina al fiume a prenderla.
Appena uscita dalla porta, Fiuto salt dal tetto e la morse sulla testa, e poi ritorn su. L'uomo e la
donna rimasero a lungo ad aspettare, ma la ragazza non tornava. Iniziarono a sentirne la mancanza e
cos la donna usc per capire cosa fosse successo. Appena usc dalla porta, Fiuto salt di nuovo gi e la
morse in testa. L'uomo si chiedeva perch le due non tornassero, divenne impaziente e usc anche lui. E
gli successe la stessa cosa: appena messo piede fuori, il cane salt gi dal tetto e lo morse in testa.
Quindi Fiuto e il ragazzo entrarono nella casa e si misero a cercare. Trovarono il cespuglio di rose, lo
presero e ritornarono alla reggia. Il ragazzo and dal re, gli consegn il cespuglio, gli disse dove
avrebbero dovuto cercare le chiavi, e dall'indomani, aggiunse, le mucche avrebbero ridato il latte,
quando le mungitrici sarebbero andate nella stalla. Il re fu oltremodo felice, anche se sarebbe stato pi
contento se avesse riavuto a casa anche il figlio. E come promesso, diede sua figlia in moglie al
ragazzo. Quando il capo dei minatori venne a saperlo, quasi impazz per la rabbia e promise di uccidere
il giovane. Alla reggia giunse il giorno delle nozze, c'era sia da mangiare sia da bere e tutti erano felici.
La sera si aprirono le danze, ma il cane stava sempre vicino allo sposo senza mai abbandonarlo. Fiuto
chiese al ragazzo se poteva dormire nella camera nuziale solo quella notte. Lo sposo non poteva dirgli
di no - cosa ne sarebbe stato di lui senza Fiuto? Ma rispose che doveva prima chiedere alla sposa e
vedere se era d'accordo. Alla sposa sembrava strano, ma non voleva negare al marito la sua prima
richiesta proprio la notte di nozze, cos Fiuto ebbe il permesso di stare con loro. Quando si coricarono,
Fiuto si stese ai piedi del letto, vicino al muro. La notte, mentre tutti dormivano, tranne Fiuto, si sent
un rumore. Qualcuno stava facendo un buco nella parete. Fiuto drizz le orecchie e rimase in ascolto.
Qualcuno continuava a forare e tagliare, e una mano spunt attraverso il buco, ma fu subito ritirata.
Fiuto rimase steso tranquillo a osservare. Infine il buco divenne cos ampio che spunt una testa, ed era
quella del capo minatore che voleva uccidere lo sposo. Fiuto fu svelto, balz su e lo morse alla testa,
quindi lecc tutto il sangue e si trasform diventando un uomo. Fiuto non era altri che il figlio del re
scomparso, che il capo minatore - il quale aveva intenzione di uccidere il ragazzo per sposare la
principessa - aveva tolto di mezzo con la stregoneria per riuscire a diventare lui stesso re. Grande fu la
gioia alla reggia ora che era tornato il principe. Quando il vecchio re mor, suo figlio sal sul trono, e il
ragazzo divenne l'uomo pi importante nel regno dopo il sovrano. Il giovane fece arrivare alla reggia i
suoi genitori, che erano stati tanto in pena per lui e lo avevano creduto morto, ma ora furono felici. Non
c' pi nulla da dire sulla reggia, e dall'ultima volta che ne ho avuto notizie, vivono tutti felici e contenti.
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I sette cigni.
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C'erano una volta un uomo e una donna che avevano otto figli: sette maschi e una femmina. La
donna mor e il marito ne fu addolorato ma, come la maggior parte dei vedovi, si rispos ed ebbe una
figlia con la nuova moglie. Quando i figli crebbero, la matrigna era cos cattiva con loro che il padre si
preoccup molto e non ebbe il coraggio di farli vivere in casa. Cos scav una casa di terra in un colle e
li trasfer l. Come serratura aveva solo una mela d'oro: se la si girava verso l'alto, il colle si apriva; se
la si girava verso il basso, il colle si chiudeva. Ogni sera il padre faceva visita ai figli e portava loro del
cibo. La mela la teneva chiusa in una cassa di cui portava la chiave sempre appesa al collo. La moglie
divenne sospettosa perch il marito spariva ogni sera e il cibo mancava dalla dispensa. Prov a chiedere
spiegazioni, ma non ottenne nessuna risposta. Allora trasform con la magia sua figlia in una piuma -
in realt era una strega - e la mise sul cappello del marito. La notte, come suo solito, l'uomo and al
colle, e la piuma prest attenzione a ogni cosa. Tornati a casa, la donna ritrasform la piuma in sua
figlia e le chiese nei dettagli dove era stato suo padre; la figlia le raccont tutto. Quando il marito si
addorment, la donna gli rub la chiave dal collo, and alla cassa e prese la mela, quindi raggiunse il
colle, portando con s del buon cibo per i figliastri. Appena gir verso l'alto la mela, il colle si apr, lei
entr, fece finta di essere gentile con i figli e diede loro il cibo. Quelli si misero subito a mangiare, ma
la ragazza non assaggi niente. La vecchia diede a ogni ragazzo una camicia, e appena la indossarono
si trasformarono in cigni e volarono via. Voleva dare alla figliastra una camicetta, ma lei disse di no:
non avrebbe preso n cibo n vestiti dalla matrigna, e chiese di essere lasciata in pace. Certo, le disse la
donna, l'avrebbe lasciata in pace, pi di quanto lei desiderasse. Quindi usc, richiuse il colle e lanci la
mela nel mare. La ragazza divenne triste, la sventurata, e si mise a piangere. Pensava a un modo per
uscire, ma non le importava tanto di vivere dopo ci che era successo ai suoi fratelli. Quando il padre
fu pronto per andare a far visita ai figli nel colle e vide che la mela era sparita, si afflisse. Pens che i
ragazzi sarebbero morti di fame e lui non avrebbe potuto aiutarli. Sospett subito che fosse stata la
moglie a prendere la mela e distruggerla. La ragazza nel colle mangi ci che era rimasto del cibo
portato dal padre e inizi a scavarsi una via di fuga con un coltello che aveva con s. Il lavoro
procedeva lento, ma alla fine riusc a uscire. Cammin a lungo e infine giunse a una casa in cui
vivevano un uomo e una donna senza figli. I due la accolsero calorosamente, e lei si lament con loro
delle sue disgrazie e di quanto fosse doloroso che i suoi fratelli fossero stati trasformati in cigni dalla
matrigna. I due dissero che da loro era la benvenuta e lei rimase l, ma nessuno la vide mai ridere o
giocare. Un giorno, mentre stava passeggiando fuori di casa, incontr un prete e gli raccont le sue
sventure. Lui conosceva un modo per far ritornare i fratelli umani, le disse, ma dubitava che lei potesse
seguire il suo consiglio fino in fondo. La ragazza lo implor di rivelarglielo, era disposta a tutto. Allora
il prete disse che doveva cucire sette camicie, una per ogni fratello, con un filo sottile come la tela di un
ragno, e non doveva dire una parola prima di aver completato tutto il lavoro - e le sarebbe occorso
moltissimo tempo. Cos si mise a cucire e le ci volle un anno per ogni camicia. La ragazza era davvero
bella, corteggiatori non le mancavano, ma siccome nessuno riusciva a farla parlare, tornavano tutti a
casa a mani vuote. Alcuni pensarono perfino che fosse muta, visto che non spiccicava una parola.
Passati sei anni venne il principe in persona a corteggiarla; a lui doveva rispondere - si diceva - se
sapeva parlare. Ma neanche il principe ci riusc. La matrigna venne a sapere dove si trovava la figliastra
e cosa stava facendo. Allora inizi subito a complottare contro di lei, spargendo la voce che fosse una
strega capace di ogni maleficio. Il principe disse che l'avrebbe presa con la forza, ma la matrigna
ribatt che si meritava di peggio, doveva essere bruciata per non avergli risposto. Disse che era stato un
onore troppo grande per lei che un giovane come lui si fosse abbassato a corteggiarla. All'inizio il
principe cerc di giustificare la ragazza, ma la matrigna fu cos insistente e parl tanto male della
fanciulla che alla fine si convinse che fosse una strega e ordin di preparare un rogo dove bruciarla.
Alcuni uomini furono mandati a prenderla, ma non appena la ragazza mise piede sulla pietra su cui
ardeva il fuoco, arrivarono in volo sette cigni, e lei prese le sette camicie da una cassa e le lanci verso
di loro. Tutte le camicie erano pronte, tranne una cui mancava una manica. Ogni cigno indoss la
propria e si trasformarono in uomini, tranne uno che aveva un'ala al posto del braccio perch la manica
non era stata completata. Ora la ragazza poteva parlare e raccont tutto il male che la matrigna aveva
fatto a lei e ai suoi fratelli. Allora il principe ordin che la donna e sua figlia fossero arse sullo stesso
rogo, e cos fu. Mentre la ragazza divenne principessa e poi regina.
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Il Regno alla Fine del Mondo.
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Un uomo aveva tre figli. Ai due pi grandi non piaceva il pi piccolo e lo maltrattavano sempre,
perch non combinava mai niente di utile. Il padre possedeva un vasto campo di granturco, che
prosperava florido, ma veniva calpestato ogni notte. Lui se ne lamentava molto e disse ai figli che uno
di loro doveva rimanere a fare la guardia una notte nel campo, per scoprire cosa succedeva. Il maggiore
disse che lo avrebbe fatto lui. Era appena trascorsa met della notte che si addorment; mai il campo
era stato calpestato come quel giorno. Il secondo figlio disse che ci avrebbe pensato lui; ma era da poco
passata la mezzanotte che si addorment, e anche quel giorno il campo fu calpestato. Il figlio minore
chiese di poter provare a sua volta, sebbene i fratelli lo deridessero: come poteva un tale pelandrone
rimanere sveglio? Ma il padre disse che le cose non potevano andare peggio di cos, al massimo si
sarebbe addormentato come loro. Il giovane si mise allora a fare la guardia nel campo e rest sveglio
tutta la notte. Quando stava per farsi giorno, sent un rumore - e tre cigni giunsero in volo posandosi
nei pressi del campo. Si tolsero il manto di piume e divennero tre bellissime fanciulle. Poi entrarono nel
campo e iniziarono a danzare. Nel frattempo il ragazzo strisci verso il punto dove stavano le pelli di
cigno e ne prese una: quella che apparteneva alla fanciulla pi giovane e bella. Verso l'alba, quando
avrebbero dovuto rimettersi le pelli, ne mancava una. Videro il giovane e la fanciulla chiese indietro le
sue piume; ma lui disse che non gliele avrebbe date perch avevano rovinato il campo del padre. Lei
continu a pregarlo e supplicarlo tanto a lungo che lui promise di ridarle la pelle di cigno a condizione
che s'impegnasse a diventare sua moglie. La fanciulla accett, ma doveva prometterle di non imprecare
mai contro di lei; se un'imprecazione fosse affiorata sulle sue labbra, si sarebbe divisi. Lui le chiese
quando avrebbero celebrato il matrimonio, ma lei rispose che poteva organizzarlo come meglio
credeva: quando gli invitati si sarebbero radunati, lei sarebbe venuta. Cos riebbe le sue piume, le
fanciulle volarono via sotto forma di cigno e lui torn a casa. "Non  in cattive condizioni anche
stamattina?" dissero i fratelli quando videro il campo. "S, il campo  stato danneggiato anche la notte
scorsa, ma non accadr pi", rispose il ragazzo. Quindi inizi i preparativi per il matrimonio, e tutti se
ne stupirono perch nessuno sapeva che avesse corteggiato una ragazza. I fratelli chiesero quando
sarebbe arrivata la sposa. "Arriver al momento giusto", rispose lui. Quella era la cosa pi stupida che
avesse mai fatto, dicevano loro. Quando tutto fu pronto per il banchetto nuziale e furono arrivati gli
ospiti, gli chiesero notizie della sposa. "La sposa arriver al momento giusto", era la risposta del
giovane. Doveva essersi messa in viaggio abbastanza tardi, dicevano gli altri.
Quindi il ragazzo chiese agli invitati di vestirsi e andare in chiesa, e quando tutti si raccolsero
davanti alle porte della chiesa, giunsero volando tre cigni, si tolsero le loro pelli e divennero fanciulle,
una di loro vestita da sposa. Cos i due si sposarono e ci furono danze e brindisi. La sera
accompagnarono la coppia di sposi verso la camera nuziale; le due sorelle della sposa erano le sue
damigelle d'onore e dovevano spogliarla. Lo sposo si spogli subito ed entr nel letto, ma la sposa non
era pronta: ogni volta che le toglievano un indumento, ne appariva sotto un altro ancora pi bello. Met
notte pass. Dannazione, ci stavano mettendo un sacco di tempo a spogliarla, disse il giovane alle
damigelle. Ah, adesso dovevano dividersi, disse la sposa, perch lui aveva imprecato contro di lei. Ma
aggiunse che, se fosse stato pronto ad affrontare la mamma del gigante, l'avrebbe rivista altre tre volte.
Se non fosse stato sveglio quando loro sarebbero venute, per, non le avrebbe riviste mai pi. Quindi le
fanciulle volarono via nelle loro pelli di cigno. Il ragazzo rimase triste e addolorato, e tutti gli invitati
partirono l'indomani, visto come si erano messe le cose. Il giovane si mise in viaggio, entr in una
foresta e giunse a una casa. Dentro c'era una vecchia. Gli chiese se poteva tagliarle della legna da
ardere per tre giorni, e lui acconsent. La mattina presto usc a tagliare la legna e a mezzogiorno la
vecchia and da lui con del cibo. Dopo mangiato, gli venne una tale sonnolenza che non riusciva ad
alzare un dito, cos si addorment. Mentre dormiva, la vecchia lo punse con una spina del sonno, cos
che non poteva svegliarsi finch lei lo desiderava. Nel frattempo giunsero in volo le fanciulle, si tolsero
le pelli di cigno e chiesero alla donna di svegliare il ragazzo. Ma lei si rifiut. Allora provarono loro
stesse a svegliarlo, ma per quanto gli urlassero nelle orecchie, lo scuotessero, lo solleticassero e lo
pungessero con degli aghi, non riuscirono a svegliarlo. Chiesero alla vecchia di dirgli che erano state l
e che sarebbero tornate altre due volte. Quando il ragazzo si svegli e venne a sapere di quella visita, fu
molto triste e promise a se stesso di restare sveglio la volta successiva. Ma sia il secondo sia il terzo
giorno, per quanto si sforzasse, la stessa stanchezza lo raggiunse dopo mangiato, e qualsiasi cosa gli
facessero, le fanciulle non riuscirono a svegliarlo. Allora chiesero alla vecchia di dirgli che non
sarebbero tornate mai pi: venivano dal Regno alla Fine del Mondo e dovevano subito tornare a casa.
Gli lasciarono tre regali e chiesero alla vecchia di darglieli. Una le aveva dato un coltello che tagliava
ogni cosa, l'altra un paio di forbici che facevano lo stesso, la terza (la sposa) una chiave che apriva tutte
le porte. Adesso il giovane era davvero infelice e inizi a vagare senza meta come un folle. Mentre
camminava vide un gran numero di persone radunate in una citt; il loro compito era uccidere il
bestiame e scuoiarlo. Riempivano le pelli con stracci e cenci e ogni cosa a portata di mano. Il ragazzo
chiese perch facessero cos, e gli dissero che ogni anno veniva un uccello enorme e loro dovevano
sempre avere cose del genere da gettargli, altrimenti avrebbe preso le persone. Il ragazzo chiese di
essere messo in una delle pelli ed essere gettato all'uccello. Gli altri non avevano nulla in contrario,
sebbene sembrasse una richiesta strana. Arriv l'uccello e il sacco di pelle col ragazzo dentro gli fu
gettato contro; lui lo prese col becco e vol lontano. Il ragazzo non sapeva dove si trovava, finch il
sacco fu posato. Poi sent un rumore, i piccoli dell'uccello gridavano terribilmente. Il ragazzo aveva
con s i tre regali; usc dal sacco aprendo uno squarcio e poi uccise gli uccellini. Ma quelli strillarono
talmente forte che l'uccello grande, che non era lontano, li sent e torn da loro. Appena si pos nel
nido - che era su un alto monte - il giovane fu lesto a trapassarlo nel petto con il coltello, cos che
l'uccello cadde morto. Il ragazzo ora si domand come salire fino alla zona pianeggiante sopra il
monte. Quindi ricav degli scalini nella roccia e si arrampic fino in cima. Dopo aver percorso un po'
di strada, giunse a una casa e vi entr. Dentro sedeva una coppia di anziani. Chiese all'uomo il suo
nome. Si chiamava fratello Orientale, disse il vecchio. Il ragazzo gli chiese se conoscesse la strada per
il Regno alla Fine del Mondo. No, non ci era mai stato, ma suo fratello Meridionale poteva forse dirgli
la strada, rispose fratello Orientale, e gli promise di accompagnarlo da lui. Appena il vento soffi,
furono trasportati verso sud. Il ragazzo chiese a fratello Meridionale la strada per il Regno alla Fine del
Mondo e lui disse di non saperla, ma pensava che suo fratello Occidentale la conoscesse. Cos
andarono da fratello Occidentale. Lui disse che non conosceva bene la strada, poich ci era stato solo
una volta, ma suo fratello Settentrionale la conosceva di certo, perch ci era stato spesso. Andarono da
fratello Settentrionale e glielo chiesero. Certo, lui era stato nel Regno alla Fine del Mondo proprio il
giorno prima, e c'erano grossi preparativi perch la principessa pi giovane stava per sposare un
principe. Il ragazzo chiese a Settentrionale di accompagnarlo e, appena il vento soffi, Settentrionale lo
condusse su una montagna di vetro estremamente alta e ripida. Il ragazzo si intagli dei gradini e degli
appigli con il coltello e arriv in cima. Qui si ergeva un castello. Il ragazzo prese la chiave e apr la
porta, poi entr e vide le tre sorelle. Alla pi grande consegn il coltello, alla seconda le forbici, e alla
pi giovane, la sposa, la chiave. Allora la sposa svenne e in quell'istante tutto si trasform: la montagna
di vetro spar e al suo posto apparve una pianura. Il principe che doveva essere lo sposo fu trasformato
di nuovo nel troll che era. Era stato lui a stregare le tre principesse, perch questo erano le tre fanciulle.
L'incantesimo non poteva essere spezzato prima che un cristiano fosse riuscito ad arrampicarsi sulla montagna di vetro e andare da loro. Cos il ragazzo spos la principessa pi giovane e divenne re del Regno alla Fine del Mondo.
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La volpe e l'orso.
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La volpe e l'orso polare si erano messi in societ e vivevano insieme. La volpe filava e l'orso sferruzzava. Possedevano un barile di burro che tenevano nella dispensa, e si erano accordati di non toccarlo prima di Natale. Mentre un giorno sedevano a lavorare, sentirono delle urla. "Chi sta urlando?" chiese l'orso. " la donna vicino al fiume, mi sta chiamando", rispose la volpe. "Che vuole da te?" chiese l'orso. "Devo battezzare suo figlio", rispose la volpe. Quindi and nella dispensa e lecc il burro dalla parte alta del barile. "Come hanno chiamato il bambino?" chiese poi l'orso alla volpe.
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"Cima della tinozza", rispose lei. "Un nome strano", disse l'orso. Passato che fu un po' di tempo, la volpe desider altro burro. Allora si sent ancora urlare. Era la donna vicino al fiume, disse la volpe: doveva di nuovo battezzare uno dei suoi figli. E cos and nella dispensa e lecc fino a met barile.
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"Come hanno chiamato il bambino?" le chiese poi l'orso. "Proprio met", rispose la volpe. "Un nome strano", disse l'orso. La volpe fu chiamata una terza volta. Fece finta di essere infastidita: un nuovo bambino partorito da quella maledetta donna vicino al fiume. Cos torn nella dispensa e ripul tutto il barile. L'orso le chiese come era stato chiamato il bambino questa volta.
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"Mangiato tutto!" rispose la volpe. L'orso si sorprese di quel nome. Ora, il Natale era alle porte, e i due andarono nella dispensa per leccare il burro dal barile: ma quando arrivarono, lo trovarono vuoto. "Devono essere stati i bambini che hai battezzato!" disse l'orso, ed era pronto a divorare la volpe, tanto era folle di rabbia. Ma quella fugg prontamente e l'orso non la rivide pi.
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Il re nel corpo del cervo.
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Un re usc a caccia con un uomo del suo seguito. Inseguirono un cervo, lo catturarono e lo uccisero. Una volta morto il cervo, l'uomo chiese al re se volesse imparare a ridargli la vita. Il re disse che ne sarebbe stato felice. Quindi infuse la sua stessa vita nel corpo del cervo e quello riprese all'improvviso a camminare. L'altro uomo infuse prontamente la sua vita nel corpo del re e incit i cani dietro al cervo.
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Ma il cervo fugg e i cani non lo catturarono. Cos l'uomo torn a casa con la sua vita nel corpo del re e tutti pensarono che il re fosse cambiato rispetto a prima: il corpo era lo stesso, ma la sua natura era peggiorata di molto. Il cervo con la vita del re trov un usignolo morto sul sentiero, infuse la sua vita in lui e il cervo giacque morto. Allora l'usignolo vol a palazzo e si fece catturare. Lo diedero alla regina, e ogni volta che lei andava a letto, lui cantava, ma mai quando ci andava il re.
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Successe che il cagnolino della regina mor, e subito il re lasci l'usignolo ed entr nel corpo del cane. Ora il cane era di nuovo vivo, mentre l'usignolo era morto. La regina era triste di aver perso l'usignolo, ma il re (l'uomo nel corpo del re) le disse di non preoccuparsi, perch poteva far cantare di nuovo l'usignolo ogni volta che voleva. La sera infuse la sua vita nell'usignolo, che cos torn a cantare meravigliosamente per la regina. Quando il vero re (quello nel cane) vide questo, si precipit a infilarsi nel suo corpo, e ora non ne era rimasto nessun altro in cui entrare. Il re afferr subito l'usignolo e gli tagli la testa. La regina ci rimase male e disse al marito che era stato inutile riuscire a far cantare di nuovo l'usignolo, ora che l'aveva decapitato. Ma il re le disse di non crucciarsi, e le raccont quel che era successo con l'usignolo e come era andata ogni cosa.
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Il contadino, il bue, l'asino e il gallo.
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Un contadino che capiva il linguaggio degli animali aveva un asino e un bue nella stessa stalla. Il bue lo usava per tirare l'aratro, l'asino per andare in giro per diletto. Una sera il bue era molto taciturno, mentre l'asino loquace. Allora l'asino chiese al bue perch fosse cos taciturno e quello gli rispose a causa della stanchezza. L'asino disse che al posto suo avrebbe usato le corna. Il contadino sent questa frase. Quando la mattina dopo il bracciante and nella stalla per legare l'aratro al bue, quello lo incorn. Allora il contadino disse di lasciare in pace il bue e legare l'aratro all'asino. Quando
a sera l'asino torn nella stalla, non disse una parola, era troppo spossato. Ora era il bue a essere loquace e chiese all'asino perch fosse cos taciturno. Non aveva tanta voglia di parlare, rispose l'asino, da quando aveva sentito che il bue sarebbe stato macellato se avesse usato di nuovo le corna.
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Il contadino lo sent e si mise a ridere. La moglie gli chiese perch ridesse, ma lui non volle dirglielo, altrimenti avrebbe perso quella sua capacit. La moglie per non gli dava pace e il contadino ne era triste. Un giorno vide il gallo danzare intorno a sessanta galline. Il cane del contadino disse al gallo che non doveva essere cos felice ora che il padrone era tanto triste. Ma il gallo rispose: "Qui ho sessanta galline e sono tutte sottomesse a me, e il padrone non riesce a sottomettere una donna? Perch non la convoca in una stanza e non la frusta?" Il contadino segu il suo consiglio, fece convocare la moglie in una stanza e le diede una bella frustata, e da allora non gli chiese pi nulla di quella faccenda.
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FINE.